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‘Mektoub, My Love – Canto Uno’: Kechiche, guardoni d’essai

Tre ore favolose per i suoi fan e molto meno per chi detesta il lato voyeuristico del regista franco-tunisino.

Torna Abdellatif Kechiche. Con tre ore composte soprattutto di inquadrature pressanti sul corpo opulento e sul sedere della bellissima Ophélie Bau che balla e si dimena, tre ore favolose per i suoi fan e molto meno per chi detesta il lato voyeuristico di Kechiche. Questo è Mektoub, My Love – Canto 1, il suo nuovo film, già visto in anteprima a Venezia e uscito in Francia un paio di mesi fa. Da subito divisivo, più o meno come La vita di Adele.

Tratto da un romanzo autobiografico di François Bégaudeau, La Blessure, la vrai, e pensato come la prima parte di un trittico, è una sorta di educazione sentimentale e artistica, ambientata nel 1994 a Séte, nel Sud della Francia. Il protagonista è il giovane Amin, interpretato da Shaïn Boumedine, che si muove tra un’aspirazione alla purezza e l’attrazione per la bella Ophélie, la nuova nudissima star lanciata da Kechiche.

Ma ci sono anche molte altre belle ragazze che si muovono attorno a Amin e al suo bel cugino Toni, Salim Kechiouche, sciupafemmine che non la smette di imitare la celebre camminata di Aldo Maccione. Ma Amin, giovane sceneggiatore che vive a Parigi e che è tornato a Séte per passare l’estate con la famiglia in attesa del suo esordio, sembra più interessato a guardarle, a fotografarle tutte queste belle ragazze. Diviso tra una crescita sentimentale o artistica. C’è anche Charlotte, che sembra piacergli, un personaggio di bellezza quasi rohmeriana.

Ma poi, su tutto e su tutte, trionfa Ophélie, l’amica di infanzia, che balla al palo della lap dance con dei calzoncini troppo stretti, che fanno esplodere qualsiasi cosa. Amin è ossessionato da lei, e lo sappiamo fin dall’inizio, ed è strepitoso, quando vediamo che la spia mentre fa l’amore con Toni. E intanto Amin pensa a concentrarsi sulla sua ispirazione. Una fatica…

Trionfo di machismo e di sguardi maschili sui corpi femminili, in anni di #metoo diciamo che non è un film per tutti. Ma se vi lasciate prendere dalla freschezza dei personaggi, dalla luce del Sud della Francia, dalle battute di zio Kaleb, dalle femmine che inseguono maschi infedeli, dai corpi sempre in movimento, dall’impossibilità di fissarli sulla pellicola, dai continui discorsi delle ragazze, e dalla vitalità del montaggio e delle riprese di Kechiche, troverete questo Mektoub, cioè Il destino, abbastanza sorprendente.

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