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Mavis Staples, l’ultima profetessa del soul

‘We Get By’ è l’ennesimo grande disco della cantante più infaticabile della sua generazione, che a più di 70 anni continua ad alimentare il suo mito personale

A più di settant’anni, la leggenda del gospel Mavis Staples si è rivelata la cantante che lavora più duramente della sua generazione. Solo nell’ultimo decennio ha pubblicato più materiale originale (cinque album, per ora) del notoriamente prolifico Willie Nelson. A cominciare dalla rinascita di You Are Not Alone (2010), Staples ha collezionato una serie di produttori di gran gusto (Jeff Tweedy, M Ward) e giovani autori in grado di scrivere il materiale giusto per la sua voce da profetessa.

Nel suo ultimo album We Get By, Ben Harper è il nuovo arrivato. Il cantautore ha scritto e prodotto una serie di splendide dichiarazioni di pace, inni alla giustizia e ballate da cuori infranti. A partire dal blues elettrico di Change, fino al soul moderno di Brothers and Sisters, Staples continua a rifinire quel particolare soul socialmente impegnato che ha scoperto con l’album If All I Was Was Black (2017), ora alimentato dagli orrori di Charlottesville e dal trattamento che Trump ha riservato ai bambini migranti.

Ma Staples, che lo scorso anno ha perso la sorella Yvonne, è al suo meglio quando lascia vedere una vulnerabilità rara, oppure quando continua a rinforzare (o commentare) il suo mito. Le ballate folk come Heavy On My Mind e Never Needed Anyone la mostrano ferita, sofferente per il lutto e in guerra con la solitudine. “Now all that we are”, canta nella prima, “is the living ghost of our youth”.

Quando non si abbandona al cordoglio, Mavis raddoppia quel tipo di amore comunitario e quella fede che sono state il suo marchio di fabbrica sin dai tempi dei classici Respect Yourself e Freedom Highway. We Get By è un inno alla resistenza convincente, cantato duettando con Harper. Anytime, nel frattempo, elenca i successi e le resurrezioni di una carriera: “I’m rock, paper scissors”, canta Mavis con enfasi, “and I’m bound to win”.

Ma è solo nel brano in chiusura, One More Change, che il suo spirito infaticabile brilla più chiaramente. La canzone è una dichiarazione d’intenti di un’artista avanti negli anni, che ha dedicato tutta la sua carriera a predicare positività radicale e partecipazione collettiva. “Believing too deep to not have faith”, canta, determinata a portare doni anche sul viale del tramonto. Questa volta, è il semplice atto del cantare a mantenere la promessa nascosta nella sua musica: “I’ve got just one more change to make”.

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