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Lykke Li, così triste e così sexy

Dopo la trappola del tormentone pop, l'artista svedese torna con un album glaciale, una stella oscura da un'altra dimensione.

Foto: Britta Pedersen

La definizione migliore della sua estetica l’ha data lei stessa con il titolo di questo quarto album: “così triste e così sexy”. Lykke Li è calore algido, è la felicità di essere tristi, un’elegia musicale in minore che assorbe ogni tipo di influenza e genere musicale contemporaneo e la dissolve in un sospiro elettronico dark pop.

Dopo aver superato la trappola del tormentone pop (il successo planetario del remix capolavoro di I Follow Rivers firmato The Magician) con il minimalismo in bianco e nero dell’album I Never Learn, uscito quattro anni fa, Lykke Li ha scelto un’identità artistica evanescente che la mette al riparo da tutto. Canta come se fosse sempre lontana, quasi irraggiungibile, ma arriva dritta grazie alla fredda bellezza della sua voce e può permettersi di scivolare sopra ogni tipo di base musicale, anche quella del singolo Deep End così vicina al suono commerciale della trap.

«Non ho nessun controllo su come una canzone sarà percepita. Quello che so è che l’onestà prevale», ha detto Lykke Li rivendicando l’immediatezza del suo modo sexy di galleggiare tra felicità e tristezza (aiutata anche dalla produzione raffinata di una squadra di collaboratori eccellenti di cui fa parte anche Rostam Batmanglij dei Vampire Weekend). Lykke Li è una stella fredda e oscura che canta l’amore come una popstar, guarda al dancefloor con un suono R&B sintetico e ipnotico (irresistibile in pezzi come Sex Money Feelings Die e Jaguars in the Air, avvolgente in Two Nights, intenso e profondo nella title track So Sad So Sexy e Utopia) ma fa sempre brillare la malinconia lasciando cadere in dieci tracce essenziali e perfettamente equilibrate una sottile pioggia di agrodolci melodie.

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