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Luigi’s Mansion 3 è un altro buon motivo per avere una Switch

Il fratello alto di Mario è tornato per farci vedere che anche lui può essere una star, ma mentre era tutto preso a farsi bello ha perso per strada un po’ di spirito…

Anche se non si può dire che la strada imboccata dalla serie sia giusta o sbagliata, manca quella temerarietà e originalità che la fece spiccare al suo debutto.

Prima di tutto, partiamo dalle cose importanti: Luigi ci piace più di Mario. È alto, è snello, e ha l’aria da eterno numero due un po’ sfigato che però ha capito perfettamente come godersi la vita senza dare la reperibilità H24 ogni volta che una principessa è in pericolo. Questo non significa che non abbia anche lui i suoi momenti di protagonismo, quelle rare occasioni in cui è chiamato a salvare la giornata e il fratello superstar. Con il primo Luigi’s Mansion, uscito per GameCube nel 2001, l’idraulico verde ha avuto la sua prima vera occasione per brillare di luce propria, e la libertà di non essere il portabandiera di Nintendo si traduceva in un gioco che non doveva dimostrare nulla; anzi, si prendeva parecchie libertà proponendo un tipo di esplorazione aperta e un gameplay decisamente sui generis.
Per riprendere quell’idea ci sono voluti 12 anni e un anniversario importante (il trentennale del personaggio), ma il sequel, intitolato Luigi’s Mansion 2: Dark Moon, ha innescato un processo di trasformazione che oggi ci porta ad avere un gioco bello come Luigi’s Mansion 3, ma che ha perso molto del coraggio dell’originale.

L’umorismo slapstick che caratterizza le gag dei fantasmi è uno dei punti di forza della serie, e qui è alla sua massima potenza.

Non tutto ciò che è bello è memorabile

Per questo terzo capitolo agli sviluppatori di Next Level Games va riconosciuto senza dubbio un grande merito, ossia quello di aver capito esattamente cosa non funzionasse in Dark Moon e di essersi rimboccati le maniche per migliorare. La struttura a missioni era noiosa e piena di lungaggini? Eliminata. La scelta infelice di ridurre i check point all’osso ci costringeva a ripetere la stessa sezione per ore? Adesso il gioco salva i progressi autonomamente a ogni cambio di stanza. Inoltre, l’idea di ambientarlo non più in una “mansion” ma in un hotel di lusso infestato dagli spiriti fornisce un pretesto utile a introdurre tutta una serie di varianti sul tema.
Il grattacielo che Luigi deve esplorare per ritrovare Mario (e la solita Peach con il suo seguito di Toad), è diviso infatti in piani da sbloccare uno dopo l’altro recuperando i pulsanti che i fantasmi hanno rubato dall’unico ascensore a disposizione. Questo espediente crea una struttura quasi del tutto vincolata al concetto dei classici livelli, con tanto di boss a chiusura di ognuno di essi, ed è ormai chiaro come l’idea di un’esplorazione libera e non guidata sia stata definitivamente messa in un angolo. Se non fosse poi già abbastanza chiaro che qui ci si rifà alla struttura dei platform piuttosto che a quella dei giochi d’avventura, nella sua ventina di piani l’albergo offre altrettante aree tematiche in stile luna park, e si passa così dal set medievale a quello dell’antico Egitto, dall’area concerti al centro commerciale, e avanti in questo modo come nei migliori giochi arcade. Lo stacco tra un’ambientazione e l’altra è tanto netto quanto imprevedibile, e la curiosità di scoprire cosa viene dopo di sicuro rappresenta uno dei motivi per rimanere incollati a Switch dall’inizio alla fine.

Dei fantasmi che sanno fare spirito

Similmente, il gameplay ha fatto il salto di qualità nella direzione dell’abbondanza e della complessità. Partendo dalle novità in senso stretto, il ritorno di Gommiluigi (il doppelganger gelatinoso del nostro eroe in grado di attraversare grate, condotti e altri passaggi altrimenti sbarrati) apre a tutta una serie di enigmi a due, non a caso giocabili anche in cooperativa, che richiedono l’alternanza dei personaggi. Chiaramente la difficoltà va dalla banalità di aprire una porta posizionandoli contemporaneamente su due piattaforme a pressione, a quelle vette di genialità e di perfezionismo che solo i giochi Nintendo sanno raggiungere. La sensazione di fondo però è sempre quella di trovarsi di fronte a un prodotto che ha scelto una strada (quella del puzzle game con enigmi ambientali) già ampiamente battuta, e che per questo tradisce molto del suo potenziale.
L’impressione si fa più netta quando si affrontano i fantasmi, in particolare i boss di fine livello, che rispetto al secondo capitolo fanno la loro porca figura in quanto a caratterizzazione e demenzialità, ma gli stessi pregi non si ritrovano negli scontri, afflitti quasi tutti da un tradizionalismo che li rende facilmente leggibili e raramente sorprendenti. Il fatto poi di dover usare il Poltergust (l’aspirapolvere acchiappafantasmi di Luigi) per interagire praticamente con ogni elemento di gioco, a volte ha l’effetto di rendere inutilmente complessa anche un’operazione semplice come raccogliere una bomba e rispedirla al mittente. Il paradosso è che la cosa da una parte funziona, perché ci ricorda che Luigi non è Mario e quindi a lui tutte le cose da eroe vengono un po’ più difficili, ma lascia spazio al dubbio se non fosse meglio rinunciare a un po’ di quantità per modellare il gameplay solo verso un utilizzo più specifico, e magari anche più originale, di quel particolare accessorio.

La modalità e i minigiochi in multiplayer, per quanto divertenti, diluiscono ulteriormente il focus del gioco sconfinando nel territorio dei party game.

Luigi ha coraggio, la serie un po’ meno

Quest’ultima considerazione, d’altra parte, può essere estesa al gioco nella sua totalità. Luigi’s Mansion è una serie che fa il verso ai Ghostbusters ma che spesso e volentieri sembra dimenticarsi di tutte le intriganti possibilità offerte dal genere paranormale, di quei meravigliosi guizzi di creatività che in quanto videogioco potrebbe concedersi soprattutto puntando su un’esplorazione libera e un level design irrazionale (stanze che scompaiono, giochi di luci e ombre, eventi apparentemente ingestibili?).
Questo per dire che Luigi’s Mansion 3 è un gioco che non osa, non rischia e non stupisce. È un capitolo di assestamento, in un certo senso, che cerca più che altro di recuperare dai passi falsi fatti in precedenza riuscendoci per altro benissimo, ma che per lo stesso motivo non riesce a dare al franchise un’identità forte dove invece di potenziale ce ne sarebbe a bizzeffe.

Produttore: Next Level Games

Distributore: Nintendo

Lo puoi giocare su: Nintendo Switch

Gommiluigi, per quanto adorabile, non è un’aggiunta che porta il gameplay a distinguersi da quello di tanti altri puzzle game simili.