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Lizzo dice: fottitene (degli altri, delle aspettative, della perfezione) e balla

In un mondo che ti dice che “non sei mai abbastanza”, nel nuovo album 'Special' Lizzo mescola soul classico e vecchia disco per incoraggiarci ad amarci. Non è una predica, è un disco di belle canzoni pop

Lizzo

Foto press

Non c’è motivo di pensare che Lizzo volesse fare un disco politico. In fondo, nelle 12 canzoni di Special mescola soul, R&B, hip hop e pop per cantare la gioia radicale insita nell’atto di guardare in faccia il passato e continuare ad amare se stessi, in un viaggio intenso e vulnerabile. E però il disco arriva all’indomani dell’affossamento della Roe v. Wade da parte della Corte Suprema ed è perciò difficile non interpretare gli anni di auto-amore di Lizzo come accuse nei confronti della dissonanza cognitiva di un’intera nazione. E insomma: benvenuti a Gilead.

Siccome arriva poche settimane dopo la decisione che ha privato le donne americane del controllo sui propri corpi, non ce la si fa proprio a sentire Special in altro modo. L’atto politico di Lizzo consiste nel farci sapere come ci si sente ad essere una donna di colore di taglia abbondante nel XXI secolo, una donna che decide di esprimere la propria identità in modo aperto.

Sono passati tre anni da quando Truth Hurts ha lanciato l’album Cuz I Love You. Di mezzo c’è stata la pandemia. Special documenta il viaggio di Lizzo nella scoperta del sesso, dell’autoaccettazione, della speranza. E, come dice il titolo di quella canzone, la verità fa male. Ma ti libera pure. La musica di questo disco è la più gioiosa, varia, profonda che una major abbia pubblicato dai tempi di Lemonade di Beyoncé.

Mica è facile per un’artista con un tale debutto alle spalle fare il bis senza cambiare stile pur di restare al passo coi tempi. Ecco, Lizzo ha scelto questa strada impervia. La sua sfida: scavare più a fondo dentro sé stessa e dentro la musica che ama. E c’è di tutto, dai power bops anni ’80 alla disco fino all’R&B confessionale. E poi, Daft Punk e Delfonics, chitarre elettriche e acustiche, orchestra e archi, un Chris Martin formato chipmunk e un bel po’ flauto. In tutto sono 12 canzoni senza neanche un riempitivo.

L’album inizia con una twerk trilogy. In The Sign Lizzo espone la sua raison d’être: “Vado avanti a scrivere queste canzoni perché lui continua a farmi del male”. Amen. Ora prendete da bere e allacciate le cinture. Segue About Damn Time, in area Nile Rodgers, cassa in quattro e assolo di flauto. E poi Grrrls, in cui usa un campione di un pezzo dei Beastie Boys considerato problematico per mettere in piedi un’ode alle risse da bar con le vostre BFF. Punti extra per il passaggio in cui sembra che dica “sussudio” (ma non lo dice, eh).

2 B Loved (Am I Ready) ha qualcosa di How Will I Know di Whitney Houston. È un inno aerobico che sembra un super-montaggio di tutte le canzoni che avete sentito nei film anni ’80. “L’ho fatto io, ma non ha funzionato”, canta Lizzo, un’amara verità che segna il tono di questa parte del disco che contiene la musica più profonda, onesta, ben prodotta e assolutamente grezza che Lizzo abbia mai pubblicato. La canzone che dà il titolo al disco è un capolavoro basato sul cantato morbido di Lizzo che ci parla di solitudine. “Sei a pezzi, ma sei ancora perfetta”, canta trionfante.

In fondo al disco c’è il grande slam emotivo di Coldplay, dove si fa usao della ballata del 2000 del gruppo inglese Yellow. Lizzo ha detto a Zane Lowe che è la canzone più letterale che abbia mai scritto. È entrata in studio e ha registrato 35 minuti in cui racconta di una sua vacanza a Tulum e dei pensieri che le frullavano per la testa. Pensieri che possono essere ricondotti a una domanda fondamentale: posso fidarmi? Posso fidarmi di te? Posso fidarmi di me stessa? La musica permette di sospendere per un attimo le domande, come se facessero parte di un altro piano della realtà. È l’effetto che Yellow ha avuto su Lizzo. E la canzone parla di lei, che torna a casa e cerca di trovare un senso.

Coldplay potrebbe anche essere la canzone migliore di Lizzo di sempre, ma quella che rappresenta lo spirito dell’album arriva suppergiù a metà ed è una cosa semplice e melodica titolata I Love You Bitch. Si parla di un amore con parole che sulla carta sembrerebbero adattarsi a qualunque relazione, ma è chiaro che si tratta dell’amore per sé stessi.

È un atto di ribellione a una società che manipola le ragazze in mille modi, una società in cui ti vendono il “botox preventivo” come atto d’amore per te stessa. Il messaggio è sempre lo stesso: devi odiare il corpo che la natura t’ha dato, devi vivere fingendo che quel corpo alla fine non ti tradirà. Lizzo sa dove si va a finire quando si cerca di stare al passo con standard impossibili, si finisce in un luogo solitario e vuoto. Non è un’idea geniale e nemmeno nuova, ma è la verità. Per qualche motivo, pare che Lizzo sia l’unica artista a dirlo chiaramente. “Perché non ci provi? Balla un lento”, canta. “La vita va avanti troppo velocemente”.

Tradotto da Rolling Stone US.

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