Home Recensioni

‘L’estate in cui imparammo a volare’ non ha imparato niente dalle serie che ha scopiazzato

Ovvero ‘This Is Us’ e ‘Lost’ (!), di cui riprende il racconto cronologicamente spezzato e le domande più interessanti delle risposte. E Katherine Heigl e Sarah Chalke non bastano a rendere vivi due personaggi troppo deboli

Katherine Heigl e Sarah Chalke in ‘L’estate in cui imparammo a volare’

Foto: Netflix

Apparentemente e teoricamente, la storia della nuova serie Netflix L’estate in cui imparammo a volare sembra chiara. È il racconto di un’amicizia al femminile nel corso degli anni confezionato per suscitare insieme risate e lacrime, e che pone al centro due donne che, al tempo stesso, s’invidiano e si completano l’un l’altra. Mettendo insieme due star della tv delle stagioni passate: Katherine Heigl è Tully, quella glam e sicura di sé delle due; Sarah Chalke è la più mite e sottomessa Kate. Tratta dal bestseller di Kristin Hannah (a sua volta adattato da Maggie Friedman), la serie vorrebbe rappresentare l’equivalente di una serata passata sotto il plaid con la tua migliore amica (e due bicchieri colmi di vino: cosa che Tully e Kate fanno nel primo episodio).

Ma purtroppo L’estate in cui imparammo a volare è un flop sia sul fronte della forma che su quello della sostanza. Se i temi sembrano scopiazzati da classici come Spiagge (il film diretto da Garry Marshall del 1988, ndt) e titoli prodotti da Lifetime o Hallmark, la struttura con la sua linea temporale spezzata è presa in prestito da This Is Us. Ma questo formato evidenzia ancora di più la debolezza della storia di Tully e Kate, che solo in alcuni momenti – su dieci episodi totali – riesce a risultare davvero interessanti. La narrazione anti-cronologica aggiunge molto poco alla vicenda: l’unico vantaggio, per Friedman, è poter presentare le due attrici principali molto prima, cosa che non sarebbe potuta succedere se l’azione avesse seguito il corso temporale degli eventi.

Non è stata ovviamente This Is Us a inventare questo tipo di struttura narrativa. Ma si è notato soprattutto lì questo crash tra il melodramma famigliare strappalacrime e misteri temporali solitamente riservati ai prodotti sci-fi: come se gli assistenti-sceneggiatori di Parenthood e Lost avessero deciso di scappare con i rispettivi copioni, per poi metterli insieme. Quel mix è bastato a far diventare This Is Us un fenomeno, cosa che non capitava da un pezzo a una serie generalista, e a generare una sfilza di successive serie-fotocopia.

L’estate in cui imparammo a volare incontra un’evidente quantità di problemi, nella scelta di questo approccio. Il primo è che questa struttura a puzzle si presta più al dibattito settimanale con gli altri spettatori invece che al binge-watching concentrato in un solo weekend. La gratificazione immediata nel ricevere risposte – o almeno alcune risposte: tanti interrogativi restano aperti, forse in vista di una seconda stagione – non dà la stessa soddisfazione del poter fare congetture tra un episodio e l’altro. Come gli spettatori di Lost hanno imparato (anche a costo di arrabbiarsi spesso), porre le domande è sempre più divertente che ricevere le risposte.

Il secondo problema è che qui le domande – di chi è il funerale a cui, nei flash-forward, partecipano Kate e la figlia Marah (Yael Yurman)? L’amicizia tra Tully e Kate è destinata a finire? Che cosa è andato storto nel matrimonio tra Kate e il capo di Tully, Johnny (Ben Lawson)? – non sono così interessanti in partenza, e in più trovano risposte molto spesso fin troppo accomodanti. (Attenzione: quando saprete di chi è quel funerale, alzerete gli occhi al cielo al punto che rischierete di perdervi il resto della puntata finale.)

La cosa peggiore è la difficoltà di stare concentrati, nel continuo palleggio tra il presente (che poi sarebbe il 2003), cioè il momento in cui Tully è una famosa conduttrice di talk-show e Kate una mamma casalinga e divorziata; gli anni ’70, quando l’adolescente Tully (Ali Skovbye) e sua madre, la hippie e tossica Cloud (Beau Garrett), si trasferiscono nella casa accanto a quella della giovane Kate (Roan Curtis); e gli anni ’80, quando Tully e Kate cercano entrambe di farsi strada nel mondo della televisione locale. Ma c’è anche il periodo dell’università, in cui le due protagoniste sono sempre interpretate dalle poco credibili Heigl e Chalke (sarebbero state anagraficamente più plausibili Skovbye e Curtis). Non che le loro vicende siano difficili da seguire, ma il continuo andare avanti e indietro nel tempo ammazza tutto il peso emotivo che la serie cerca di costruire. Laddove This Is Us (e, a modo suo, anche Lost) utilizzava gli sviluppi in una linea temporale per completare o spiegare quello che succedeva in un’altra, L’estate in cui imparammo a volare sembra saltellare cronologicamente a caso. E, salvo poche eccezioni (nella timeline adolescenziale c’è posto per un disturbante episodio di violenza sessuale), niente sembra mai importare davvero.

Ma pure un racconto più lineare degli eventi avrebbe dimostrato che Tully e Kate sono due personaggi decisamente inconsistenti, le cui vite interiori stanno più nelle interpretazioni delle attrici che nella scrittura. Ci viene detto più volte che le due si invidiano a vicenda – Kate vorrebbe la classe e l’autostima di Tully, Tully la stabilità di Kate – ma raramente ciò emerge quando sono insieme o dai comportamenti che hanno quando sono lontane. La serie fa soprattutto fatica a mettere a fuoco la vera natura di Kate: viene trattata con commiserazione, come fosse la macchietta della casalinga che deve comprare gli Spanx per rendersi presentabile a una serata di gala; ma vive anche in una villozza ultra-chic in riva all’oceano, e qualche episodio dopo la scena degli Spanx seduce Johnny inguainata in un bustier molto sexy.

Alcuni momenti qua e là sono riusciti, ma non sono quelli pensati per essere più rilevanti. (C’è un breve scambio tra Tully e una sconosciuta, quando entrambe sono ostaggio di una rapina in un negozio, che mi ha colpito più di tutto il trauma della pessima educazione di sua madre Cloud.) Chalke e, soprattutto, Heigl sono due attrici brave e carismatiche, capaci di dare vita a due personaggi così piatti e di rendere guardabile la serie. Che però sembra sempre girare su sé stessa.

Heigl e Chalke hanno più o meno la stessa età, e le loro carriere hanno percorso binari molto simili. Chalke ha interpretato il ruolo della “seconda” Becky in Pappa e ciccia da adolescente, quando Heigl compariva in film come Ma dov’è andata la mia bambina? e Trappola sulle Montagne Rocciose. La loro consacrazione è arrivata grazie a due serie ospedaliere – la comica Scrubs per Chalke, la drammatica Grey’s Anatomy per Heigl – andate in onda nello stesso periodo. Heigl è stata, per breve tempo, una star del cinema (prima di essere punita da Hollywood per aver affermato cose del tipo: basta con quel bigotto di Mel Gibson!), mentre Chalke è rimasta a lavorare in tv. Le loro strade parallele finalmente convergono nell’Estate in cui imparammo a volare, ma non è un bel traguardo per nessuna delle due.

Da Rolling Stone USA

Altre notizie su:  Katherine Heigl Sarah Chalke