Home Recensioni

Lee Ranaldo e Raül Refree smontano la canzone rock

In ‘Names of North End Women’, l’ex Sonic Youth e il musicista che ha lanciato Rosalía abbandonano le chitarre per assemblare un collage sonoro fatto di musica concreta, canzone, spoken word, avant garde

Raül Refree e Lee Ranaldo

Foto: Ari Marcopoulos

C’è tutto un catalogo di nomi femminili nel nuovo album di Lee Ranaldo con Raül Refree. Angeline è in una lavanderia a gettoni, nuda. Alice s’è persa chissà dove. Elizabeth è intricata, Anna brucia come un altoforno, Jacqueline è priva di senso pratico. Uno le pensa belle e strane, le donne di Ranaldo. Le immagina come opere d’arte, come poesia in movimento.

C’è anche un catalogo di suoni belli e indecifrabili in Names of North End Women, un amalgama sonoro che non t’aspetti da una coppia di chitarristi. In passato, Ranaldo e Refree hanno fatto musica in modo radicalmente diverso. Il primo è stato per anni nei Sonic Youth dov’è diventato una specie di guitar hero per la generazione alternativa, un violentatore di corde e manici e pickup più che un virtuoso tradizionale. Il secondo ha inciso con Rosalía un album titolato Los ángeles prima che lei diventasse il nome più chiacchierato del pop. Il bello è che qui la chitarra appare ben poco e raramente in un ruolo centrale.

I due si sono incontrati a Barcellona, quando Refree ha prodotto l’album del gruppo di Ranaldo. È nata una collaborazione che va avanti da qualche anno, ma se in Electric Trim del 2017 lo spagnolo si limitava, diciamo così, a produrre e suonare, qui è co-autore di tutte le canzoni e intestatario del progetto al 50%. Come dice Ranaldo, Electric Trim era un disco che t’immaginavi potesse essere suonato dal vivo da una band. Names of North End Women è fatto per lasciarsi alle spalle l’idea stessa di gruppo e sfidare l’immaginazione dell’ascoltatore.

I pezzi sono stati costruiti in studio ispirandosi alle tecniche produttive della musica elettronica e alle pratiche compositive contemporanee. È un collage affascinante, spesso scarno, dai colori scuri, dal tono malinconico. Più che chitarre si ascoltano percussioni intonate e persino strani suoni provenienti da vecchie audiocassette di Ranaldo. Su questa base bella e cangiante i due e lo scrittore Jonathan Lethem hanno scritti testi costruiti secondo la tecnica del collage, giustapponendo immagini incoerenti e sorprendenti. Il risultato è un mix di musica concreta, canzone, spoken word e vecchia avanguardia rock.

Names of North End Women è il tentativo riuscito di affrancarsi da una formula, basso-chitarra-batteria, che nel 2020 suona se non irrimediabilmente sorpassata, sicuramente invecchiata male. È un disco fatto di suoni palpitanti e misteriosi, strane interferenze, pulsazioni gracchianti, superfici metalliche percosse, borbottii primitivi. È un’immersione in un mondo in cui l’efficacia di un ritornello o di un riff conta meno della gratificazione derivante dal carattere unico dei timbri.

Il North End del titolo è un quartiere di Winnipeg dove molte strade portano nomi di donne. Quei nomi privi di cognomi, di volti o di storie hanno acceso l’immaginazione di Ranaldo e hanno innescato il processo che ha portato a questo disco fatto di topografie astratte e di suoni immaginari. Grazie Angeline, Alice, Elizabeth, Anna e Jacqueline, chiunque voi siate.

Leggi anche