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‘L’amica geniale’ vista dagli Usa: la serie della Ferrante è una botta emotiva

Lila e Lenù arrivano sul piccolo schermo nell'adattamento prodotto da HBO, RAI e TimVision e diretto da Saverio Costanzo, che valorizza il materiale con bellezza e grazia.

Margherita Mazzucco teenage Elena photo by Eduardo Castaldo

Il personaggio principale dell’Amica Geniale è Lila Cerullo, figlia di un calzolaio in un quartiere povero alla periferia di Napoli negli anni Cinquanta. Contro ogni probabilità sia per natura che per educazione, è un prodigio che riesce a padroneggia ogni cosa a cui si dedica, di solito senza alcun insegnamento. Alle elementari legge Piccole Donne, che la ispira a scrivere il suo romanzo. La sua migliore amica Elena “Lenu” Greco lo legge ed è stupita da come Lila sia in grado articolare tutto.

Elena, che racconta la serie da adulta, dirà del libro di Lila: “Era speciale”.

Speciale lo è anche L’Amica Geniale, che copre approssimativamente gli eventi del libro omonimo di Elena Ferrante, il primo dei quattro romanzi sulla lunga e complicata amicizia tra Lila e Lenu.

Lenù (interpretata prima da Elisa Del Genio, poi da Margherita Mazzucco) adora Lila (Ludovica Nasti da bambina e Gaia Girace da adolescente) e insieme ne è gelosa, perché è tutto ciò che Lenu cerca di essere, solo meglio. Lenu è carina; Lila colpisce, e c’è la sensazione che ogni ragazzo che mostra interesse per la prima la stia solo usando per arrivare all’altra. Lenu è intelligente; Lila è un genio. Quando la biblioteca locale premia chi ha letto più libri Lenu finisce al quinto posto; i primi quattrosono tutti occupati da Lila, che ha preso in prestito volumi con il suo nome e quello dei suoi parenti. Lenu è coraggiosa nella misura in cui la presenza di Lila le permette di esserlo. Quando si separano per lunghi periodi è come se a Lenu mancasse l’ossigeno, e solo una volta riunita con l’amica potesse tornare a respirare e crescere di nuovo. Ma quell’aria preziosa ha un prezzo: quello di far sentire Lenu un’eterna seconda.

È un terreno emotivo molto complicato e sottile da esplorare. Ma l’adattamento televisivo – diretto da Saverio Costanzo, che lo ha scritto con Francesco Piccolo, Laura Paolucci e la Ferrante stessa – valorizza il materiale con bellezza e grazia. Il team creativo ha capito prima di tutto che le due ragazze sono prodotti di un tempo, il dopoguerra, e di un luogo specifico e si concentra tanto sulla costruzione di quel mondo quanto sulla determinazione delle dinamiche di potere non paritario della relazione tra le protagoniste. Il rione esiste come un ecosistema a sé stante, e la serie esplora e fissa ogni angolo di quel luogo. Trova una bellezza inaspettata nei marroni e nei grigi, e fa sembrare quel posto così scollegato dal resto del mondo che sorprende quando gli episodi successivi si avventurano in centro a Napoli, o nella splendida isola di Ischia, dove Lenu adolescente trascorre un’estate lontano da Lila.

L’Amica Geniale comprende l’architettura psicologica del rione così come ha ricostruito quella fisica. Oltre le due ragazze, c’è un cast numerosissimo di personaggi tra genitori e insegnanti, amanti e gangster, e può far girare la testa tenere traccia di ognuno al di fuori delle due protagoniste, in particolare quando la storia salta dalla loro infanzia all’adolescenza. (La somiglianza tra le due coppie di ragazze è sbalorditiva, e la serie lo usa con potenza, quasi arroganza, nel passaggio dall’una all’altra). Ma se le piccole alleanze locali e le faide sanguinarie possono essere difficili da seguire, il linguaggio emotivo del luogo non potrebbe essere più chiaro. La coscienza di classe è palpabile nel modo in cui i genitori delle ragazze infuriano contro il loro desiderio di continuare a frequentare la scuola media, e c’è una volatilità persino per nelle relazioni relativamente stabili. I temperamenti sono fortissimi e sopra le righe, e gli edifici sono progettati in modo che le continue minacce delle persone a saltare fuori da una finestra per porre fine a una discussione siano inquietanti. Quando la madre di Lenu non è soddisfatta del livello di disciplina imposto dal signor Greco ruggisce: “Non sai nemmeno come picchiare tua figlia! Che uomo sei?”.

Vediamo il mondo per come lo vedono le ragazze, e lo conosciamo per quello che ne sanno loro. Tutto sembra più grande e di conseguenza anche le emozioni lo diventano, in un modo che può rendere L’Amica Geniale eccitante o devastante. A volte la loro ignoranza può essere una benedizione, se ad esempio una lunga camminata per arrivare al mare (che nessuna delle due ricorda di aver mai visto prima, nonostante Napoli sia una città costiera) è l’avventura di una vita. Altre volte le protagoniste percepiscono le cose in maniera più chiara degli adulti, vedi la dura resistenza di Lila alle avance del giovane e bel predatore malavitoso Marcello Solara (Elvis Esposito), che ai suoi genitori, quasi increduli, sembra un buonissimo partito. E non dimentichiamoci come l’amicizia tra Lenu e Lila sia un’arma a doppio taglio. Lenu spesso non si rende conto di come le circostanze siano sempre leggermente migliori per lei che per Lila, e Lila a sua volta non riesce a capire quanto piccola Lenu si senta intorno a lei.

“Ha sempre fatto quello che dovevo fare io, prima e meglio di me”, racconta Elena da adulta. “Mi è sfuggita quando l’ho inseguita e, allo stesso tempo, mi è stata alle calcagna per raggiungermi”.

L’Amica Geniale ha elementi in comune con i prodotti iconici della HBO come I Soprano, Deadwood e The Wire: crimine organizzato, dramma storico, una comunità geograficamente piccola ma ampia per la narrazione. Ma utilizza quegli elementi – e in modo potente – come fondamento per il soggetto minore, di cui Ferrante e i suoi collaboratori si preoccupano di più: un’amicizia al femminile strettissima, che può diventare una benedizione e una maledizione allo stesso tempo. Un grande show con un cuore enorme. Preparatevi solo a farvi spezzare il vostro.

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