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La versione definitiva di Dragon Quest XI S, per davvero

Una nuova versione comprensiva di tutto, dove trovano spazio la tradizione, l’innovazione e anche le fisse nostalgiche dei fan più esigenti. Solo per i pazienti possessori di Nintendo Switch
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Passando davanti a uno scaffale di un negozio specializzato, oppure scorrendo la pagina di qualsiasi store digitale, vi troverete davanti parecchi videogiochi che riportano la dicitura “Edizione definitiva” accanto al titolo in copertina. Spesso si tratta di riedizioni che includono a malapena i DLC distribuiti dopo il lancio; altre volte parliamo di vere e proprie “Director’s cut” che offrono materiale inedito e altre chicche per i fan, e qui la cosa comincia a farsi più interessante. Fatto sta che a volte però è difficile capire se queste versioni siano definitive per davvero oppure rappresentino solo uno dei tanti modi per battere cassa fino alla prossima, incombente rimasterizzazione. Nel caso di Dragon Quest XI S: Echi di un’era perduta – Edizione Definitiva, sentiamo di poterci credere, perché del gioco esistono già altre tre versioni (due release giapponesi, per PS4 e Nintendo 3DS, e una internazionale per PC e PS4) pubblicate in poco più di due anni, e francamente speriamo che Square Enix si sia quantomeno stufata di cercare parole nuove da aggiungere al titolo. Per comodità infatti da qui in poi faremo riferimento al gioco semplicemente come “Dragon Quest XI”, tanto ci siamo capiti.

La resa grafica della modalità 2D è lontana dalle vette del Super Nintendo e ricorda piuttosto alcune produzioni indipendenti moderne. Tuttavia, riesce a farsi apprezzare.

Uno non scrive “Edizione definitiva” per caso

La ragione per cui Dragon Quest XI è arrivato su Nintendo Switch solo quest’anno è legata ad alcune difficoltà tecniche in cui gli sviluppatori sono incappati convertendo il titolo per la console portatile. Ma alla fine si può dire che il risultato sia valso l’attesa, perché questa è senza dubbio la versione più godibile e completa del gioco presente sul mercato.
Ma partiamo dalle novità, per esempio dalla lieta notizia che finalmente la colonna sonora è stata orchestrata, con buona pace degli anacronistici suoni MIDI che tanto ricordano gli anni ’90. Se poi siete della scuola del “si stava meglio quando si stava peggio”, potete sempre fare un salto nelle opzioni di gioco e scegliere l’arrangiamento che preferite. Anzi, vi aspetta ancora di meglio, perché in questa edizione è stata aggiunta la modalità 16-bit che era presente solo su Nintendo 3DS. Questa vi dà la possibilità di giocare l’intera avventura in 2D come fosse un titolo per Super Nintendo, e di ricordarvi quant’era bello fare un passo, e combattere. Due passi, e combattere. Tre passi, e combattere, combattere, combattere. E così avanti per un’ora per completare un solo dungeon. A patto di non perdersi, ovviamente.
In realtà gli scontri casuali – croce e delizia di qualunque purista che voglia definirsi tale – hanno sicuramente la loro ragion d’essere nella modalità retrò, e al di là delle facili ironie non sono certo un difetto. Se proprio si vuole trovare un problema, invece, questo va ricercato nel modo in cui è stato implementato il passaggio dal gioco vero e proprio a questa variante più spartana, che è accattivante sulla carta ma scomodo nella pratica.
Per esempio, saltare da una modalità all’altra non è affatto semplice e indolore: non basta premere un pulsante per fare la magia, ma bisogna dirigersi presso un punto di salvataggio e scegliere un capitolo della storia già completato dal quale ripartire. Sì, proprio così. Parliamo quasi di due giochi a sé stanti che non comunicano direttamente fra loro – anche se statistiche, oggetti e livelli dei personaggi vengono chiaramente conservati – ma procedono piuttosto su binari paralleli che si incontrano solo in corrispondenza di qualche scambio.
Per lo stesso motivo Square Enix nella versione 16-bit non si è limitata a fare un copia-incolla di Erdrea, il mondo del gioco: la conformazione di città, caverne e di qualsiasi altro ambiente è stata profondamente ripensata, probabilmente per spingere a giocare come se ci si trovasse davanti a un altro Dragon Quest, e questo è sicuramente un valore aggiunto.
Discorso parzialmente diverso, invece, riguarda le due nuove serie di missioni secondarie introdotte in questa edizione definitiva, che in un caso strizzano l‘occhio ai fan di lunga data proponendo dei brevi incarichi pieni di citazioni e di episodi “amarcord” tratti direttamente dai vecchi capitoli; nell’altro ci regalano uno degli endgame più ricchi probabilmente mai visti in JRPG, andando ad approfondire le vicende personali dei personaggi della storia e regalando ore e ore di divertimento aggiuntivo al culmine di un’offerta già di per sé molto ricca.

Lo Stato Pimpante garantisce un incremento delle statistiche del personaggio, oltre a consentire di effettuare spettacolari attacchi combinati!

Squadra che vince non si cambia, al massimo si aggiusta un po’

Per chi non avesse già provato il gioco di base in una delle sue precedenti versioni, comunque, Dragon Quest XI si distingue dal resto della serie per essere il primo capitolo pensato per far presa anche sul pubblico occidentale. Non siamo di fronte a nessuna rivoluzione, sia ben chiaro, quanto piuttosto a una contaminazione della tradizione con un certo gusto moderno. Il compromesso si avverte in particolare nel ritmo della storia e nella dinamicità di alcune azioni, così come nella volontà di voler dare al gioco e all’esplorazione un respiro più ampio regalandogli un mondo semi-aperto, benché ancora modellato su noiose geometrie “da mappa” e afflitto da simmetrie che puzzano di level design antico.
Ciononostante, Dragon Quest XI rimane uno dei capitoli migliori della saga e su Nintendo Switch – anche grazie al fattore portabilità e sorvolando su qualche dettaglio grafico un po’ sottotono rispetto alle controparti PC e PS4 – trova definitivamente la sua incarnazione migliore.

Produttore: Square Enix

Distributore: Square Enix

Lo puoi giocare su: Nintendo Switch

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