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La scoperta dell’America di ‘Notizie dal mondo’: come Tom Hanks non c’è nessuno

Nel nuovo western di Paul Greengrass, disponibile su Netflix, l’attore due volte premio Oscar è l’American hero perfetto. Anche più della missione che deve compiere

Tom Hanks in ‘Notizie dal mondo’ di Paul Greengrass

Foto: Netflix

Un onesto e solido western da spettacolo del sabato pomeriggio al cinema con un Tom Hanks altrettanto onesto e solido, nei panni del classico uomo con una missione da compiere: sembra promettere bene. La cosa che sorprende di più nel film in questione, Notizie dal mondo (disponibile su Netflix), è il fatto che sia stato diretto da Paul Greengrass, i cui Bourne hanno settato e dettato l’estetica di tutti gli action del decennio successivo. Non è il Greengrass che ritroviamo in questo film. Qui – come nel precedente Captain Phillips, sempre della coppia Hanks-Greengrass – fa quello che bisogna fare, ma lo fa piuttosto bene. Ma si nota una virata al, per così dire, contemplativo: Notizie dal mondo è quel tipo di “character study” su un uomo che deve fronteggiare ostacoli esterni e tormenti interiori, il conflitto sociale post-guerra (di Secessione) e tutti gli annessi e connessi. Tutto quello che ci si aspetta di trovare in un western maturo e crepuscolare, insomma.

Ed è proprio per questo che il film funziona. Scritto da Paul Greengrass e Luke Davies sulla base del romanzo omonimo di Paulette Jiles del 2016, Notizie dal mondo mette al centro Hanks nei panni del capitano Jefferson Kyle Kidd, reduce della Guerra Civile che viaggia per il Texas leggendo i giornali davanti agli operai del luogo, per aggiornarli su ciò che accade in giro per il pianeta. È un lavoro bizzarro, serve il tipo giusto per far sì che, attraverso il racconto di fatti che arrivano da lontano, le persone vengano distratte dai loro problemi quotidiani; per poi annunciare loro che sta per scoppiare, che so, un’epidemia di meningite dalle loro parti. Il capitano Kidd lo fa perché – o almeno così sembra – così si tiene occupato; e, soprattutto, perché in questo modo può distrarsi anche lui dai problemi che per primo ha.

La vita solitaria di Kidd è sconvolta dall’incontro, prima, con un afroamericano orribilmente linciato (dovere di contestualizzazione storica); e, poi, da quello con una ragazzina bianca, passeggera dell’uomo barbaramente ucciso. La ragazzina, interpretata da Helena Zengel, è un’orfana. È stata rapita quand’era molto piccola dalla tribù dei Kiowa e pensa di essere Cicada, cioè la figlia di due nativi Kiowa che non ha mai conosciuto. In realtà è nata da due genitori di origini tedesche e si chiama Johanna Leonberger. Dopo una resistenza iniziale tipica di tutti gli eroi solitari, Kidd si lancia nella missione di riportare la ragazzina a ciò che resta della sua famiglia d’origine. Tutto ciò in mezzo ai pericoli di questo scenario post-bellico, coi soldati dell’Unione che cercando di tenere a bada la rabbia dei Confederati.

Le cose che uno si aspetta succederanno puntualmente succedono: l’amicizia crescente tra la ragazzina e l’uomo che la protegge; i loro commoventi scambi culturali (lei gli insegna qualche parola nella lingua dei Kiowa, lui ricambia con l’inglese); le paure di entrambi nel corso di un viaggio pieno di incertezze. C’è anche un cast pieno di facce azzeccate – Michael Covino, Bill Camp, Elizabeth Marvel e molti altri – a farci compagnia nel cammino dei due eroi protagonisti.

Helena Zengel e Tom Hanks. Foto: Netflix

Greengrass sembra vedere in Hanks quello che tutti vediamo: è l’Henry Fonda dei nostri tempi. Non solo per via dell’aspetto e dei modi, ma per la compostezza che mette in un ruolo come questo. È l’archetipo vivente dell’uomo buono e giusto, il reduce che non si tirerà mai indietro di fronte alla violenza razziale contro gli ex schiavi e le popolazioni indigene (tutti gli altri attorno a lui sono invece lo stereotipo dei bianchi suprematisti dell’epoca). È lo stesso Hanks a plasmare un film che, proprio come il suo protagonista, va dritto per la sua strada, senza indugiare troppo nelle circostanze che danno origine all’intera narrazione. Arriva al punto senza mai arrivarci davvero: i drammi interiori al centro del film sono leggeri come il vento che soffia sul deserto. La colonna sonora di James Newton Howard incalza, le immagini del direttore della fotografia Dariusz Wolski si fanno sempre più vaste, e lo spettacolo procede.

E intanto vediamo Hanks fare un po’ di tutto: è il padre e il protettore, spara quando c’è da sparare – ma solo se è strettamente necessario – e di tanto in tanto evoca il passato violento di un uomo diventato nel tempo presente assai tranquillo. È una tipologia umana tipica di questo genere, e una tappa obbligatoria per un attore della statura e della finezza interpretativa di Hanks. La sua performance è impeccabile. Il film si trascina solo nei momenti in cui divaga dall’azione pura e semplice: forse perché sembra sempre esserci sotto qualcosa di più oscuro, rispetto a ciò che viene diligentemente messo in scena.

Da Rolling Stone USA

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