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‘La realidad de los sueños’ è la macchina del tempo dei Mars Volta

Il box set è pieno di idee, colori, frammenti di canzoni (anche inedite) e immagini, che ripercorre tutta la carriera del gruppo. Ascoltarlo significa viaggiare in una dimensione parallela
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Ascoltare i Mars Volta significa trovare la chiave per una dimensione parallela piena di mostri e magia, favole perverse e storie pericolose. Ci sta, quindi, che il loro nuovo box set La realidad de los sueños faccia venire in mente uno scrigno psichedelico privo di fondo. Contiene la audiostoria della band, accompagnata da una serie di chicche: a volte sono delle spille, altre un paio di occhiali 3D che danno nuova vita all’artwork che racchiude il tutto.

Come ha detto in un’intervista il chitarrista Omar Rodríguez-López, «è una fotografia, la prova che una versione di me, che oggi mi sembra irriconoscibile, esisteva, ha fatto quelle cose, ha vissuto certe esperienze. È un meraviglioso pacco sorpresa che prende vita e ci dà una bella svegliata». Il cantante Cedric Bixler-Zavala, invece, preferisce definirlo «una macchina del tempo».

Il cofanetto contiene ben 18 LP – l’intera discografia dei Mars Volta rimasterizzata su vinile da Chris von Rautenkranz, oltre a diverse chicche molto attese per chi conosce la storia della band prog rock texana – ed è una gioia per gli occhi: anche solo sfogliare i volumi che lo compongono, e che comprendono anche un libro fotografico, richiede parecchio tempo.

I dischi rimasterizzati sono, non serve specificarlo, straordinari. Ma sono gli inediti a dare senso al progetto. Permettono di gettare uno sguardo diverso sulla storia della band. Il cofanetto ci mostra i Mars Volta attraverso i loro stessi occhi, senza i filtri della loro etichetta, la Universal – con cui hanno sempre avuto una relazione burrascosa – o dei loro produttori. È evidente dai dettagli. Per esempio, la cover di De-loused in the Comatorium mostra il “jellyfish man” disegnato da Storm Thorgerson, non l’egg man che appare sulla versione Universal. Ed è evidente dalla musica che Rodríguez-López ha tirato fuori dai suoi archivi. Come ha detto Bixler-Zavala in un’intervista, «provenivamo da un altro mondo: forme fighe e colori fighi da usare per fare roba ancora più figa… quella roba non era di certo adatta ai normaloidi».

Per prima cosa incontriamo la band senza etichetta, quella dell’EP Tremulant del 2002 che al momento non è disponibile in streaming. Questi Mars Volta hanno un sound rumoroso e il misticismo favolistico che abbiamo imparato ad aspettarci da Rodríguez-López e Bixler-Zavala e che ritroviamo in Cut That City, un brano che nasce da uno spazio morto, evolve in un panorama sonoro misterioso e alla fine esplode.

Prima che Rick Rubin tirasse a lucido quel suono nel debutto De-loused in the Comatorium, possiamo ascoltare i “brani perduti” che compongono Landscape Tantrums, una collezione di inediti che catturano alla perfezione la gloriosa seduta spiritica andata a male che è il suono dei Mars Volta. Sono brani senza tempo, immuni alle mode rock di inizio millennio, che ci ricordano quanto questa fosse una band di nerd che impazzivano per il punk e la psichedelia.

Il cofanetto contiene anche due inediti dell’era di De-loused, la palpitante A Plague Upon Your Hissing Children (disponibile solo come bootleg) e una versione alternativa di Eunuch Provocateur, direttamente da Tremulant. C’è anche Mr. Muggs, uno strumentale pazzesco che la band aveva pubblicato come bonus di un singolo estratto da The Bedlam in Goliath, l’album del 2008. Suona come la colonna sonora di uno strano film horror degli anni ’20: un paragone appropriato, considerando che Bedlam era ispirato a un’infida tavoletta Ouija. Mr. Muggs era persino uscito su un vinile a forma di planchette.

Come accade con tutta la musica dei Mars Volta, ogni ascolto del cofanetto rivela nuovi colori, frammenti di parole e immagini. Per i fan di lungo corso è un’immersione, o la macchina del tempo di cui parlava Bixler-Zavala. Per i nuovi arrivati… beh, rileggete la prima frase della recensione.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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