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La follia collettiva di ‘Legion’

La forza di questa serie sta proprio nell’approccio del creatore Noah Hawley alla mente del protagonista. Su FOX a 24 ore dagli USA.

Niente paura: essere disorientati dopo aver visto la prima stagione di Legion è normale. E non pensate che le cose andranno meglio con la seconda (su FOX a 24 ore dagli USA). Perché la forza di questa serie sta proprio nell’approccio del creatore Noah Hawley (quello che ha trasformato il cult dei fratelli Coen, Fargo, in uno capolavoro per la tv) alla mente del protagonista.

David Haller, soprannominato Legion a causa delle tante personalità, ognuna con un potere diverso, è un mutante ed è figlio di (spoiler!) Charles Xavier, a.k.a. Professor X. Ma dimenticate gli X-Men e le tradizionali concezioni sui supereroi: prima di scoprire la verità, David ha pensato per tutta la vita di essere schizofrenico. E la serie continua a confrontarsi con la questione della salute mentale come nessuna mai, a partire dalla connessione con i Pink Floyd, tra la fidanzata di David che si chiama Syd Barrett e brani di The Dark Side of the Moon.

Nella seconda stagione però il tema della follia diventa collettivo, con una dose extra di inquietantissimo e grottesco battere di denti. Avevamo lasciato David imprigionato in una piccola sfera e il Re delle Ombre in fuga da Summerland nel corpo del marito di Melanie Bird, Oliver. Per affrontarlo, nei nuovi episodi, la squadra stringe un’alleanza con l’ex nemico Clark e la sua organizzazione governativa, la Division 3 che, nell’estetica, se possibile, raddoppia il già presentissimo fattore Wes Anderson sotto acidi.

Nelle atmosfere retro-futuristiche anni ’70 non mancano nuovi riferimenti alla pop-culture: da Danny Boyle a Minority Report. Legion continua a essere il miglior show di supereroi su piazza: visivamente accattivante, magistralmente surreale e brillantemente audace, con il suo stile psichedelico e sofisticato a rendere la narrativa deliberatamente confusa più facile da abbracciare. Tra un’incredibile colonna sonora (dai Rolling Stones ai Jane’s Addiction), inediti numeri di ballo (l’esibizione Bollywood sulle note di Serge Gainsbourg ha fatto scuola) e la conferma che, dopo Undici di Stranger Things, gli speciali adorano i waffle. Chissà perché.

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