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La doppia anima di Bibio

Sull'etichetta che normalmente pubblica Aphex Twin e Brian Eno, Bibio è tornato con un disco indie-folk floreale: "Ribbons"

Nel 2017 abbiamo lasciato che Bibio si facesse il suo viaggio coi droni, una specie di perversione alla quale molti musicisti che fluttuano nella galassia folktronica/ambient non riescono proprio a resistere, come se fosse un buco nero che prima o poi li risucchia.

Sapevamo però che Phantom brickwords era uno di quei buchi neri che riportano a un apparente e parallelo punto di partenza, per cui nel nuovo album Ribbons si torna al sound con cui abbiamo conosciuto Bibio, almeno in questo universo. Un disco generoso e denso di contenuti, sedici tracce che anche al netto di un paio di brevi interludi strumentali, restano una cifra superiore alla media stitica alla quale ci stiamo abituando. Innanzitutto è un album che riporta gli strumenti a corda al centro della questione, non solo chitarre acustiche, ma anche mandolino e violini, un’anima folk tradizionale, verrebbe da dire biologica, che si scontra con l’altra faccia della medaglia, quella artificiale e digitale che la contamina e la arricchisce con grande “naturalezza”, dando vita a un cyborg musicale perfettamente riuscito.

D’altra parte le influenze di Stephen Wilkinson oscillano notoriamente dai Boards of Canada e Elizabeth Fraser, a Nick Drake e Incredible String Band. In alcuni casi le due anime si presentano separate, brani come The art of living, Curls o It’s your bones sono indie folk puro, o meglio Sufjan Stevens puro; mentre Pretty Ribbons and Lovely Flowers o You couldn’t even hear the birds singing appartengono esclusivamente alle influenze ambient, un po’ William Basinski e Harold Budd, del viaggio drone di cui sopra.

Aspetti che contribuiscono a strutturare l’estetica naturalistica, ambientalista e floreale che poi troviamo anche in copertina e nei passaggi country di Watch the flies. C’è però un asso nella manica che Bibio ha sempre utilizzato con accortezza, oltre ai droni o alla psichedelia 60s e 70s, nella sua musica trovano spazio grosse dosi di influenze funk, soul e tropicali che rappresentano i passaggi più interessanti, almeno in questo caso: Before, Old graffiti, per esempio, che fanno pensare subito a Devendra Banhart o a Helado Negro che con il suo recente This is how your smile ha raggiunto uno dei pochi apici di questo ancora indecifrabile 2019.

Tant’è che, visto l’andazzo, Bibio ha tirato fuori un album che tutto sommato merita di rimanere tra gli ascolti un po’ più a lungo di tanti dischi mediocri, anche se speriamo che il futuro ci riservi qualcosa di più emozionante e epocale di una semplice, seppur piacevole, stella cometa come se ne vedono tante.

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