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King Gizzard & The Lizard Wizard, un sonno lungo 40 minuti

Il quattordicesimo album (in sette anni) della band psych è un passo falso. Che sia finita la fantasia?

I King Gizzard & The Lizard Wizard sono nati nel 2010 a Melbourne, Australia

Soltanto nel 2017 sono usciti più dischi dei King Gizzard & The Lizard Wizard di quanti riescano a pubblicarne moltissime band nell’arco di un’intera carriera. Per intenderci: i Sex Pistols ne hanno fatto solo uno, Jeff Buckley due, i Nirvana tre, Jimi Hendrix è arrivato a quattro ma uno è uscito postumo, i King Gizzard & The Lizard Wizard ne hanno pubblicati cinque in un solo anno.

La cosa assurda e sorprendente è che bisogna riconoscere quasi stizziti che tutti e cinque sono di ottima caratura, decine e decine di pezzi garage, acid e psych rock, marchio di fabbrica della band australiana e della neo-neo-psichedelia che ha vissuto gli anni d’oro a cavallo tra i primi due decenni di questo nuovo millennio, un’ondata che King Gizzard surfano con un ruolo di rilievo sin dalla loro formazione, assieme a pezzi da novanta come i Black Keys, Tame Impala, Ty Segall con cui condividono una irrefrenabile bulimia produttiva, che è parte integrante del mondo a cui appartengono, lunghe sedute di improvvisazione e first take tracks. Però di fronte a Fishing for Fishies – il quattordicesimo album in sette anni – viene naturale chiedersi se non sarebbe meglio avere maggiore controllo sull’emorragia creativa e prendersi un po’ di tempo per lavorare attorno ai pezzi, non tanto in termini di produzione, sempre impeccabile, quanto in termini di idee e di intensità del colpo.

In altre parole Fishing for Fishies è un mezzo fiasco, per lunghi tratti banale, ripetitivo e noioso, almeno stando a quello che ci aspettiamo da Stu Mackenzie e soci, che sembrano un po’ a corto di buone trovate. Probabilmente l’unico pezzo che ci risveglia da un sonno profondo è Acarine che anche se è proprio quello che ci si aspetta: armoniche, un riff avvolgente e un cantato sensuale, purtroppo l’unico tentativo di uscire da un piattume generale, che arriva tardivo: siamo alla penultima traccia. Un vero e proprio miracolo arrivarci, superando tutto quel cazzeggio continuo e stucchevole attorno al “boogie”, che occupa spazio anche in molti titoli in tracklist. Forse il fondo si tocca nel bel mezzo dei peggiori quaranta minuti di tutta la discografia della band: The Cruel Millennial che cerca di raccontare la storia di un millennial che si sente vecchio anche se è nato solo nel ’92, un pezzo che non è buono nemmeno per la colonna sonora di un film di animazione scadente per bambini di sei anni. Si riescono nitidamente a immaginare dei pupazzetti che ballano felici su questo pezzo, mentre sfilano i titoli di coda dopo il lieto fine in cui hanno salvato la cioccolata dalle grinfie del lupo cattivo.

Ci si aspetta molto di più dai King Gizzard & The Lizard Wizard, anzi, ci si aspetta di meno, ma fatto molto meglio. Fishing for Fishies è decisamente un boogie-passo-falso da dimenticare, per fortuna ci sono altri tredici dischi da poter ascoltare al posto di questo.

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