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‘John Wick 3, Parabellum’ – la recensione: Keanu Reeves è a prova di bomba

Il terzo capitolo della saga vi farà venire i brividi al punto che, alla fine, starete già pregando per il quarto

Foto: Niko Tavernise/Lionsgate

Potreste sperare in un’esplosione action più clamorosa e cattiva di John Wick 3 – Parabellum, ma vi state prendendo in giro da soli. Wick 3, con Keanu Reeves nel ruolo che è nato per interpretare, fa venire i brividi al punto che, quando il regista Chad Stahelski dichiara lo stop a 130 minuti, starete già pregando per il quarto capitolo. Parabellum è latino per “prepararsi alla guerra”. Come se ogni fan fosse preparato a qualcosa di meno.

Il terzo film riprende esattamente da dove quello precedente si era interrotto: Wick è ancora il sicario che nessuno lascerà andare in pensione. Il destino continua a trascinarlo dentro alle cose. Nell’origin story del 2014, l’ex assassino era incavolato nero perché i cattivi avevano rubato la sua preziosa Mustang del 1969 e poi avevano ucciso il suo cucciolo. Nel sequel del 2017, l’antieroe si era fatto un nuovo animale domestico e nuovi nemici alla Tavola Alta, una società dell’élite criminale. Ma Wick ha infranto le regole. E non parliamo del codice di abbigliamento – anche in un combattimento furioso, Wick è sempre elegantissimo con abito scuro e cravatta. Ma ha fatto l’imperdonabile errore di uccidere un uomo al Continental, il raffinato hotel di Manhattan per la crème de la crème dei killer gestito da Winston (Ian McShane, con il suo umorismo secco), in cui si applica rigorosamente la regola di non “sbrigare affari” al suo interno. Mai. Per aver violato quella legge, Wick viene scomunicato, con una taglia di 14 milioni di dollari sulla testa. Ogni sicario sul pianeta, professionista o dilettante, vuole ucciderlo. Ce n’è uno in ogni angolo – un po’ come da Starbucks.

Che vi pare come inizio? È un grattacapo che ha richiesto quattro sceneggiatori per inventare le interazioni spesso prive di dialoghi. Non importa. È la bellezza delle sequenze di combattimento che rendono la saga elettrizzante, con il direttore della fotografia Dan Laustsen e il montatore Evan Schiff che fanno ben più di quello che devono. Menzione speciale per una battaglia di gun-fu alla New York Public Library che appartiene di diritto agli scontri e alle morti più cinematografiche di tutti i tempi. Standing ovation per Reeves, che si è allenato nel judo e nel jiu-jitsu brasiliano, e a Stahelski, che ha lavorato come controfigura dell’attore in Matrix e mette in scena gli stunt con un’abilità coreografica che non vedevamo dai giorni di gloria di John Woo.

E a proposito di ballo, c’è Anjelica Huston che interpreta una dance mistress minacciosa e riluttante ad aiutare il fuggiasco. Ma quando Wick le ricorda che è in debito con lui, lo manda via in Marocco. Qui arriva Halle Berry nei panni di Sofia, non per la storia d’amore che vi aspettereste visto che siamo a Casablanca, ma per restituire al protagonista un altro favore. Anni fa, Wick aveva salvato la figlia di Sofia da un destino peggiore di … beh, avete capito. Lei sembra indifferente al destino di John finché i cattivi non le uccidono i suoi adorati pastori tedeschi. Ovviamente chi odia gli animali deve morire. Niente offre più amore e protezione ai cani della saga di Wick.

Perché così tanti amici di John sono restii ad aiutarlo? Perché la Tavola Alta scatenerà una terribile vendetta su chiunque alzi un dito per sostenere la sua causa. Anche Laurence Fishburne – il Morpheus di Matrix – non può usare il suo potere come re degli alcolizzati e degli homeless per dargli una mano. Il guardiano sul caso di Wick, aka l’Adjudicator, è interpretato da Asia Kate Dillon – Taylor Mason di Billions – e l’attore genderqueer porta la giusta miscela di rischio e minaccia al ruolo.

L’azione principale inizia quando Wick torna a New York per ripulire il suo nome. L’Adjudicator reagisce arruolando un sushi chef chiamato Zero (Mark Dacascos, superbo ad ammiccare in modo insolente) per tagliare John a pezzi con l’aiuto di due sous-chef (Cecep Arif Rahman e Yayan Ruhian). Pugni, coltelli, pistole e qualsiasi cosa a portata di mano sono le armi preferite dei tre mentre inseguono Wick dalla Grand Central Station (state attenti, bambini!) agli uffici di vetro del Continental. Proprio quando pensi di aver visto tutto, Reeves e Stahelski vanno oltre. Sì, il finale è un cliffhanger spudorato. Non importa. Il fattore wow in Parabellum è fuori classifica.

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