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John Mellencamp canta forte contro la morte

La voce arrochita dagli anni che ricorda Dylan e Waits, i testi sul tempo che passa, le tre canzoni con Bruce Springsteen: ecco perché ’Strictly a One-Eyed Jack’ è un gran disco americano

John Mellencamp

Foto press

“Guardiamo le nostre vite svanire”, canta John Mellencamp in una delle canzoni del suo 25esimo album Strictly a One-Eyed Jack. Impressionano la mesta crudezza del sentimento e la voce arrochita, che ha la stessa gravitas di Bob Dylan o Tom Waits. A 70 anni d’età, Mellencamp ha visto di tutto. “Ho la testa piena di pensieri, mi preoccupa il domani, mi preoccupa l’oggi”, canta nel blues I Am a Man That Worries.

La musica è seria quanto il testo, una versione contemporaneamente grezza e raffinata dell’Americana da sempre al centro del sound di Mellencamp. Lo è fin da quando era un ragazzo testardo dell’Indiana che usava questa musica per mandare affanculo l’élite di MTV. Era la fine degli anni ’80 e nel pieno degli eccessi dell’era di Tawny Kitaen lui appariva sulla copertina di The Lonesome Jubilee ritratto in un vecchio bar di provincia accanto a un contadino con l’espressione impassibile di chi è lì dal periodo della Dust Bowl. Ora Mellencamp è diventato in quel contadino.

Sucecde spesso in Strictly a One-Eyed Jack che Mellencamp somigli a Dylan o Waits, con lo spirito schietto tipico del Midwest al posto dei loro testi allucinati. Nel country-rock Lie to Me, per esempio, descrive un mondo di falsi e imbroglioni, con un ovvio sottotesto politico. Chasing Rainbows ha un arrangiamento elegante che ricorda le cose più calde della Band, ma il testo è realista e spietato: “Mentre cammini su strade di sogni infranti / Alcuni hanno perso tutto / Altri ancora cercano un successo comodo e illusorio”, avverte, con un timbro che esprime più disprezzo che pietà. Il verdetto finale? Fanculo le illusioni. Did You Say Such a Thing è uno dei tre pezzi con Bruce Springsteen e ce l’ha col gossip.

Il vero spauracchio, però, è la mortalità. Al centro del disco c’è un altro duetto con Springsteen, Wasted Days, con un testo che ci ricorda ancora una volta che la vita continua anche nella terza età, mentre le voci dei due cantautori si mischiano in un unico ritornello pieno d’empatia. Gone So Soon è una commovente deviazione nel mondo delle vecchie ballate al pianoforte, con la voce di Mellencamp, tenera e ferita, che evoca quella di Dylan alle prese con l’American Songbook.

Il contrasto tra la bellezza delle melodie e la desolazione dei testi è un altro tema fondamentale dell’album. Nella canzone più commovente in scaletta, Driving in the Rain, i violini galleggiano attorno a un leggero giro country, mentre Mellencamp canta: “I giorni passano velocemente / Finalmente mi rivedo e rido per quanto sono cambiato”. Sembra Louis Armstrong che canta coi Son Volt.

Il disco si chiude con un’altra canzone sulla pioggia e un altro duetto con Springsteen. È A Life Full of Rain, un pezzo con la grandeur tipica di Bruce, chitarre esagerate e un testo in cui Mellencamp parla di svanire e maledice la madre per averlo messo al mondo. Roba tosta. Ma nel tentativo di liberarsi della paura della morte, Mellencamp ci ha consegnato un disco musicalmente ricco, urgente, una delle sue cose migliori. Non è dato sapere quanto tempo gli sia rimasto da vivere, ma di sicuro ha ancora un sacco di cose da dire.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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