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Joaquin Phoenix e i dolori del giovane ‘Joker’

L'attore cuce un volto terribilmente umano sul cattivo più iconico dei fumetti nel film più controverso dell'anno

Per la prima volta l’Uomo che ride ha i riflettori tutti per sé. Non divide più le luci della ribalta con l’Uomo Pipistrello, come aveva fatto Jack Nicholson in Batman; persino Heath Ledger aveva vinto l’Oscar per Il Cavaliere Oscuro come attore non protagonista. In Joker, Joaquin Phoenix affronta il ruolo in maniera selvaggia e caratterizzando il personaggio con un’aura di pericolo tutto sua. “Fenomenale” è un aggettivo troppo debole per descrivere la sua performance da pugno nello stomaco. Sopra le righe? Forse. Ma se vuoi andare oltre le solite favolette hollywoodiane con un’intensità fuori controllo, devi farlo con un attore che sa come umanizzare un tizio destinato all’inferno. Phoenix è un virtuoso: ride in modo maniacale, balla su una scala sulle note di Rock and Roll Part 2 di Gary Glitter e contorce viso e corpo in posizioni che sfidano le leggi della fisica. Non potrete distogliere lo sguardo da lui.

I fan dei fumetti dovranno mantenere la calma, dal momento che Phoenix e il regista Todd Phillips – che ha scritto anche la sceneggiatura insieme a Scott Silver – hanno creato una storia indipendente, che non deve essere fedele al canone dell’universo DC. Se ha un debito, semmai, è nei confronti di Martin Scorsese: Taxi Driver ha ispirato l’immagine di Gotham City nel 1981 (chapeau alla forza bruta della camera di Lawrence Sher) e il suo protagonista Travis Bickle (Robert De Niro) vive nello stesso tormento del nostro antieroe dalla faccia dipinta.

Ecco Arthur Fleck, presentato da Phoenix come un perdente reso più solo che mai dalla lotta contro la malattia mentale. Arthur è un clown a noleggio che sogna di fare stand-up comedy. Lui e sua madre (Frances Conroy) vivono nello squallore più totale e sono ossessionati dal late night show condotto da Murray Franklin, interpretato da De Niro in un ribaltamento dal comico diventato rapitore Rupert Pupkin che impersonava in Re per una notte. Sorprendentemente, Arthur trova una connessione con Sophie (un’esuberante Zazie Beetz), una madre single che abita nel suo stesso palazzo. Ma che ci fa una donna sexy e premurosa con Arthur? Sì, il rapporto all’inizio è poco convincente come accade nei due film di Scorsese a cui Joker si ispira. Ciò che conta di più qui è il desiderio di Arthur, che Phoenix incarna con una tenerezza impressionante e ferita.

Phillips, noto soprattutto per commedie come Road Trip, Old School e la trilogia di Una notte da leoni, usa l’influenza della New Hollywood per aggiungere sfumature più oscure alla sua tavolozza, ma trova uno stile individuale e durissimo man mano che la trama progredisce. Per Phoenix la sfida è quella di rendere l’ilarità maniacale di Joker senza modificare la depressione clinica e gli scoppi simil sindrome di Tourette che non abbandonano mai la psiche di Arthur. Cosa è reale? E cosa invece è nella testa di Arthur? Dipende da ogni spettatore. Puoi ridere con questo personaggio spezzato, ma non riesci a ridere di lui.

Non sorprende che il catalizzatore della trasformazione di Arthur in principe clown del crimine sia la violenza. Questo poveraccio emaciato (Phoenix ha perso più di 20 kg per il ruolo) è incessantemente vittima di bullismo, prima da parte dei teppisti per strada e poi in metropolitana, attaccato dai lupi di Wall Street che pensano che questo pagliaccio, questo cocco di mamma, non veda l’ora di farsi prendere a calci. Lui tira fuori una pistola che abbiamo già visto in precedenza nel film. E lo straziante massacro trasforma il nostro uomo con il volto dipinto in una stella da tabloid abbastanza popolare da ispirare un coro di pagliacci mascherati a marciare in segno di protesta contro i ricchi, rappresentati dal candidato sindaco Thomas Wayne (Brett Cullen), il padre di Bruce.

I parallelismi con Batman forse vi faranno sussultare, soprattutto quando hanno a che fare con la madre di Arthur. È un down momentaneo da cui Phillips si riprende con una scena che farà discutere il pubblico per secoli. Fleck, invitato ad apparire nel programma tv di Murray Franklin, viene umiliato dal conduttore fino a quando non ribalta la situazione in maniera esplosiva. La simpatia per questo diavolo è un’altra forma di difesa della giustizia privata? O Phoenix e Phillips mirano a una maggiore comprensione di come una vittima possa trasformarsi in carnefice, un incontrovertibile dato di fatto che risuona tragicamente oggi? Che lo consideriate intrattenimento o provocazione, Joker è semplicemente stupendo.

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