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Il videogame di KFC è da friggersi le dita (e non solo)

La pubblicità nei videogiochi non è novità. Ma cosa succede quando è il videogioco la pubblicità stessa?

Il Colonnello Sanders appare su schermo in un tripudio di brillantini. Ma dove sono le cosce di pollo fritte?

Il rientro dalle vacanze è spesso traumatico. I ricordi di momenti trascorsi nel relax fanno a pugni con una realtà che riporta a una routine consolidata, con giornate che si dipanano tra studio e lavoro. Riprendere il ritmo non è facile e ci vorrebbe una sorta di periodo “cuscinetto” che permetta di acclimatarsi con calma, senza partire subito a cento all’ora. Questo è quello che sognavo anche io. Purtroppo, non è però quello che è successo. Rientrato dalle ferie, prima email di lavoro, tre lettere: KFC. Il gelo. Sudori freddi. Un attimo di panico, poi la mia risposta: WTF!

A scuola di cucina

Tacchinare il re del pollo fritto. L’articolo è finito, andate in pace. Non sto scherzando. Cosa ci fate ancora qui? Circolare, gente, circolare. No davvero. Potrei veramente smettere di scrivere in questo preciso istante, e avreste comunque dedicato abbastanza tempo a I Love You Colonel Sanders. Un simulatore di appuntamenti con incorporata campagna pubblicitario. Anzi, a volerla dire tutta, un lungo spottone pubblicitario (della durata di un’oretta, minuto più, minuto meno), mascherato da simulatore di appuntamenti. Un continuo rimando alla nota catena di fast food, tra immagini di prodotti inserite con estrema sapienza nell’intricatissima trama (sì, se non si fosse capito, questa è ironia) e dialoghi che mostrano una caratterizzazione dei personaggi che farebbe invidia alla peggiore telenovela brasiliana di quart’ordine. Lì in mezzo, ben nascosto, c’è anche il gioco vero e proprio, con una struttura depotenziata e ridotta ai minimi termini, che prende solamente gli spunti più elementari presenti nei “dating sim”. Ci sono le domande con risposte multiple. Ci sono situazioni in cui scegliere che azione compiere. Ci sono blandissimi momenti action. Tutti concatenati uno all’altro per dare vita a un’avventura riassumibile con un (non tanto raffinatissimo) suono onomatopeico: burp! Digerito il boccone amaro, rigorosamente fritto, mi rendo conto di una cosa. In fondo, era tutto molto prevedibile. Perché se una cosa è gratis, e I Love You Colonel Sanders costa esattamente zero centesimi di euro, deve esserci sotto qualche inghippo.

Il design dei personaggi è abbastanza curato. Peccato che manchi tutto il resto.

La ricetta perfetta?

Se, malgrado i miei consigli, siete arrivati a leggere fino a questo punto, vi meritate però un briciolo di speranza. E allora è il momento del classico giochetto “poliziotto cattivo/poliziotto buono”. Il cattivo è quello che ha scritto il paragrafo precedente. Intransigente, duro, deciso. Pronto alla stroncatura senza lasciare alcuna illusione. Quello buono invece arriva ora. Con la sua andatura calma, la sua parlantina pacata, la sua tendenza a cercare qualcosa di positivo in ogni cosa. Sale sul palcoscenico e, dopo aver esaminato con attenzione la scena del crimine, nota una cosa. Un modo per godersi I Love You Colonel Sanders ci potrebbe anche essere. Ed è un modo che non funziona solamente per i giochi. È una tecnica universale, che può essere adottata per qualunque tipo di prodotto da intrattenimento. Film, serie televisive, spettacoli. Consiste nello svuotare la mente, abbassare al minimo il livello delle proprie aspettative e farsi catturare dalla componente trash. Cercare qualche elemento che sia talmente brutto e talmente pacchiano da “fare il giro” e risultare divertente. Così ho fatto, e così sono riuscito a trovare alcuni momenti di (suppongo involontaria) demenzialità. Tra un corso semestrale alla University of Cooking School che dura solo tre giorni, un cane (nel vero senso della parola) che ricopre il ruolo di docente, sogni a base di pollo e un paio di bizzarri comprimari il campionario delle assurdità è sufficientemente ampio da distogliere l’attenzione per qualche minuto dal costante elogio della frittura e delle infinite qualità del Colonnello Sanders. Solo per qualche minuto, purtroppo.

I prodotti di KFC sono onnipresenti nel gioco, anche nei sogni (o forse incubi?) della protagonista.

Troppi fritti fanno male

Il poliziotto cattivo ha gettato rapidamente la spugna e ha dedicato il suo tempo a imprese più impegnative, canticchiando con tono canzonatorio “just gimme gimme gimme gimme fried chicken”. Il poliziotto buono invece ha voluto perseverare, ed è giunto al termine dell’avventura. E ha constatato che, come gli suggeriva il collega, il principale problema di I Love You Colonel Sanders risiede nell’eccessiva banalizzazione di un genere che, per sua natura, ha proprio nella complessità dei rapporti personali e negli intrecci narrativi il suo punto di forza. Se il concetto base dei simulatori di appuntamenti è che a ogni azione corrisponde una reazione, e che di conseguenza bisogna ponderare ogni decisione in base al risultato che si vuole ottenere, in questo caso a ogni azione corrisponde un commento su quanto è figo il colonnello, e su quanto siano geniali le sue idee in fatto di cucina. Il tutto senza una scrittura sufficientemente brillante (o autoironica) da rendere questo problema sopportabile. Il che, può andare bene per un spot pubblicitario, meno per un videogioco. Anche se gratuito.

Produttore: KFC

Distributore: Psyop

Lo puoi giocare su: PC

La struttura di gioco è ridotta all’osso. I simulatori d’appuntamento “seri” sono tutt’altra cosa.