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Il serpente incanta di nuovo

Insieme a un parterre de roi di produttori, Seprentwithfeet pubblica un album d'esordio in cui risuona un soul elettronico e barocco.

Foto di Ash Kingston

A due anni dal sorprendente Ep blisters, ecco l’esordio di Josiah Wise: non solo non delude, ma alza la posta sull’artista trentenne. Originario di Baltimora, vive a New York da dove, dopo vari tentativi fallimentari di avviare una carriera musicale, era pronto a ritornarsene con la coda tra le gambe se non fosse stato per il provvidenziale incontro con l’expat britannico Robin Carolan – boss dell’eclettica label di culto Tri Angle Records – che gli ha costruito un bel trampolino per la svolta.

Josiah è cresciuto artisticamente nel coro gospel diretto dalla madre, per poi abbuffarsi della migliore R&B, studiare musica classica e avvicinarsi, più di recente, all’elettronica d’avanguardia. Personaggio che non passa inosservato: nero, gay, appassionato di esoterismo (un pentacolo rovesciato tatuato sulla fronte insieme alle parole “Heaven” e “Suicide”), collezionista di bambole nere che porta con se nelle interviste e mette in mostra nei video. Tanto blisters era sperimentale, oscuro, seducente quanto questo soil è solenne e arioso.

Realizzato in collaborazione con Paul Epworth (super-produttore britannico: ha lavorato, tra gli altri, con Adele a Paul McCartney), Katie Gately, Clams Casino e mmph, il disco è costruito perlopiù sulla voce di Josiah sia in chiave solista, sia nelle raffinate armonizzazioni sovraincise. Soil ipotizza un soul radicale e senza tempo – elettronico e barocco – che è un peccato lasciarsi scappare.

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