Love is Dead - Chvrches
Recensioni

Love is Dead
Chvrches

Che belli gli arbusti in fiore, la primavera. Ci caschi ogni volta: potresti essere uno di quei serafici signori giapponesi che stanno lì con cavalletto e macchina fotografica a catturare il momento perfetto della fioritura dei ciliegi. Attendi per ore, cambi angolatura, scatti, e ti ubriachi in compagna. Un rituale contemporaneamente sciocco e sublime esattamente come la musica pop quando ben riuscita: tre minuti che opacizzano la realtà rendendola un mero fondale, ti afferrano per la collottola e, guardandoti negli occhi, ti parlano. E parlano solo a te.

Il gioco riusciva bene ad alcuni tra i gruppi che hanno ispirato la carriera dei Chvrches: Depeche Mode, Yazoo, A-Ha. Il disco ti coglie alla sprovvista già con la prima canzone quando la cantante ti chiede al primo verso: “Volevo chiederti, sei riuscito a realizzare tutte le cose che ti eri prefisso?”.

Diventare grandi: la primavera è arrivata a piena maturazione e, per la prima volta, riesci a guardarti alle spalle. Graffiti nella sua semplicità è una bomba di pop sognante che ha l’odore di salsedine e nasconde pomiciate e buffi echi del Battiato di un tempo, come una matrioska. Deliverance fa tutta l’educatina anni ’80 prima di svelare la schietta natura d’inno. Forever va bene per quei momenti del telefilm in cui la protagonista capisce una buona volta che lui è uno stronzo irrimediabile, se ne sbatte e decide di passare oltre: piglia a ballare davanti allo specchio per celebrare il nuovo inizio.

Graves nonostante il titolo funereo è un’altra di quelle canzoni un po’ melodrammatiche e un po’ enfatiche che ti coccolano quando sei giù mentre, Heaven/Hell è da sparare forte nella notte in macchina quando afferri qualcosa d’importante sulla tua vita. Scivola via morbido come seta, e come quel tessuto ti accarezza e ti solletica: l’amore sarà pure morto, ma da qui non pare.

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