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Il nuovo ‘Re Leone’ è un documentario di National Geographic

La versione “realistica” del classico del ’94 è il remake Disney più riuscito finora, ma viene da chiedersi: a cosa serve crogiolarsi per ore nella nostalgia?
3 / 5

Prima di discutere se si sentiva o meno la necessità di un live action del Re Leone bisogna chiarire una questione di base. Ripetiamo insieme: il nuovo film non è un live action ma al limite un photo real movie. Cosa vuole dire? Che tutto, ma proprio tutto quello che vedete sullo schermo – dall’incedere fiero dei leoni ai paesaggi africani mozzafiato – è stato realizzato in computer graphic. Ogni scena (tranne una, indovinate quale) è stata generata digitalmente, lo ha spiegato lo stesso regista Jon Favreau a Jimmy Kimmel durante la promozione del film. La Disney parla del lungometraggio come di qualcosa di completamente nuovo, che fonde tecniche di live action con realtà virtuale, CGI e immagini digitali foto realistiche. E quindi sì, parliamo di animazione. Il team di Disney ha trascorso due settimane in Africa per catturare movimenti di animali e scorci di savana per rendere tutto il più autentico possibile. L’obiettivo è stato centrato in pieno. Anzi, fin troppo.

Intendiamoci, Il Re Leone è visivamente spettacolare, tecnicamente incredibile e produttivamente imponente. Il cartoon del 1994 è uno dei più amati in assoluto e la Disney sapeva che doveva realizzare qualcosa di stupefacente per riportare la storia di Simba sul grande schermo. Così 130 animatori hanno dato vita a 86 specie diverse: per sviluppare ogni personaggio ci sono voluti 9 mesi. Non solo, al doppiaggio sono state chiamate le superstar più superstar che potete immaginarvi: da Donald Glover a sua Maestà Beyoncè. È chiaro che l’operazione è gigantesca e i risultati raccolti al box office nel mondo e all’esordio italiano danno ragione alla Disney. Il problema è che la più grande forza del film, l’iperrealismo, è anche la sua sua più grande debolezza. Perché la sensazione netta è quella di guardare un documentario su National Geographic Channel.

La dimensione shakespeariana della storia – l’Amleto è stata un’ispirazione esplicita e dichiarata dagli stessi sceneggiatori del cartoon – viene rinforzata e sottolineata, ma per il resto il film replica tutti i momenti memorabili dell’originale con la stessa cieca fedeltà che impiega per far sembrare vero ogni singolo particolare: ha tutti i dettagli immersivi e l’immediatezza tattile di un bellissimo speciale sulla natura, riusciamo quasi a sentire la pelliccia degli animali. Ma appena questi leoni iper reali iniziano non solo a parlare, ma pure a cantare, lo straniamento è immediato. La ricerca di autenticità ha ovviamente cancellato sui volti dei personaggi quell’espressività quasi umana che ci aveva conquistato: le facce buffe del nostro suricate preferito sono solo un ricordo. Eppure Timon e soci continuano a gorgheggiare e ballare. Insomma, è strano. E ti aspetti di sentire da un momento all’altro la voce di Piero Angela intento a spiegare le abitudini alimentari o i rituali di corteggiamento dei leoni da tanto sono ‘veri’.

Per fortuna le voci, sia nella versione americana che in quella italiana, contribuiscono ad alzare il quoziente emozionale. Marco Mengoni (Simba) ed Elisa (Nala) ci regalano una splendida versione di L’amore è nell’aria stasera e se la cavano bene anche nelle parti recitate. A prestare la voce a Mufasa e a Scar sono rispettivamente due certezze del doppiaggio e della recitazione come Luca Ward e Massimo Popolizio, Ma la vera sorpresa sono gli scatenati Edoardo Leo e Stefano Fresi nei panni di Timon e Pumbaa che, insieme a Mengoni, rendono giustizia ad Hakuna Matata.

Tra Dumbo e Aladdin (per citarne un paio), Il Re Leone è il remake dei cartoon Disney più riuscito finora, ma ormai dobbiamo iniziare seriamente a chiederci cosa ci aspettiamo dai rifacimenti delle storie della nostra infanzia. Perché la Disney ha le idee chiarissime: creare nuove versioni di questi racconti per la nuove generazioni (leggi: anche e soprattutto fare incassi da capogiro al botteghino). E noi cosa vogliamo? Remake fedelissimi fino all’ultimo frame illuminati da nuove voci di celebrità? Immergerci in un mondo magico reso più che mai reale, come nei parchi a tema? O semplicemente crogiolarci per un paio d’ore nella nostalgia, cercare di recuperare il brivido della prima volta che abbiamo visto quelle scene, sentito quelle canzoni? Perché nel Re Leone c’è tutto, ma questa volta alla magia del Cerchio della Vita manca la scintilla.

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