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Il nuovo album di Jessie Ware è un paradiso dove suona sempre la disco

In ‘What’s Your Pleasure?’ la cantante britannica filtra le sue emozioni attraverso la musica da club. È lussuoso e malinconico, come lacrime appesantite dal mascara, un tributo all'epoca d'oro della disco music

Jessie Ware

Foto: Carlijn Jacobs

What’s Your Pleasure? di Jessie Ware somiglia a una palla da discoteca che brilla al centro di un club fumoso. È assieme lussuoso e malinconico, come lacrime appesantite dal mascara. È senza dubbio il disco migliore della popstar britannica, un tributo alla golden age della disco music e alle persone di colore e della comunità LGBTQ che più di altri hanno amato profondamente il genere.

I pezzi migliori di Pleasure suonano come gli ultimi attimi di euforia prima che le luci del club si spengano. Non sorprende se, in un’intervista con Gay Times, Ware ha citato Love Me Tonight di Fern Kinney come influenza principale. «A quanto pare, durante l’epidemia di AIDS a New York era la canzone con cui tutti i club chiudevano la serata», ha detto. «È un pezzo bellissimo. Era diventato importante per chi aveva perso i suoi cari, gli amici».

Spotlight, l’ipnotica Adore You e il lento finale di Remember Where You Are sono pezzi romantici, come l’ultima possibilità di un bacio alle 3 del mattino in mezzo a una massa di corpi stanchi. Il resto dell’album, invece, si muove come una grande serata in centro e il rumore del traffico sullo sfondo di Ohh La La vi farà sentire come John Travolta in La febbre del sabato sera. Soul Control, Save a Kiss, Read My Lips e la title track sono inni glitterati che ricordano le regine della pista da ballo come Donna Summer, Blondie e Klymaxx. La risatina alla fine di Read My Lips ha la stessa carica sensuale del dialogo che apre So Emotional di Whitney Houston.

In tutto l’album, la voce di Ware riempie ogni momento con un’incredibile nostalgia erotica. Le sue emozioni suonano senza tempo anche se il suono è ancorato a un’era passata. La sua nostalgia è un tributo vero e profondo a quell’epoca. «L’altra notte abbiamo ballato e pensavo che mi stessi salvando la vita», canta in Mirage (Don’t Stop). A Ware basta un verso per racchiudere l’intera storia del genere. È un’alba trionfale per una nuova era della disco, e che piacere stare a guardare.

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