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I Two Door Cinema Club e l’indie per trentenni

Con "False Alarm" il timbro della band nordirlandese non subisce rivoluzioni, ma solo un aumento della qualità. A differenza, appunto, della vita di un trentenne

Nell’estate del 2010, nei giorni intorno a Ferragosto, mi trovavo a Cannes, tappa di passaggio di un viaggio sfibrante in macchina che oggi mi ridurrebbe in fin di vita al primo casello. Almeno per quel che ricordo, a Cannes non c’è niente, a parte un pezzetto di spiaggia e il Palais des Festivals et des Congrès dove si svolge il festival del cinema, in quei giorni chiuso e abbandonato.

Non il genere di intrattenimento che entusiasma dei ventenni esigenti e in cerca di divertimento, motivo per il quale si è anche più inclini ai colpi di fortuna o presunti tali. Luci e agglomerati di persone in lontananza: c’è un festival, di cui ovviamente non sapevamo niente, ma senza informarci più di tanto acquistiamo il biglietto. Insomma finiamo al Festival Pantiero, di cui ho perso le tracce, ma che al tempo presentava una line up di tutto rispetto, almeno per gli amanti dell’indie-rock: The Ravonettes, Foals, Local Natives, Tune Yards e appunto i Two Door Cinema Club, al tempo esordienti, freschi di uscita con il primo album Tourist History, che uno degli amici con cui ero in viaggio comprò e ci propinò per tutto il tempo.

Quel disco lanciò la band nordirlandese nell’Olimpo, nessuno però sapeva che di lì a poco ci sarebbe stata la Caduta degli Dei, non tanto per quanto riguarda i TDCC in sé, ma per quanto riguarda tutta la scena di riferimento, l’influenza e l’appeal che ha sui giovani. Una dimostrazione lampante è la recente cover degli stessi Two Door Cinema Club di Bad guy di Billie Ellish, che nell’estate del 2010 aveva otto anni.

Per quanto simbolica, almeno in un certo senso quella cover rappresenta la definitiva resa dell’indie, che per inciso non si è mai rivolto ai cattivi ragazzi e anzi è sempre stato criticato per l’eccessivo conformismo, tutto falsetti e eteronormatività, facce e chitarrine pulite, senza spigoli e neanche una labile mano di vernice di trasgressione. Fu proprio questa la chiave del successo probabilmente, ma dio solo sa quanto siano cambiati ora i tempi. E quindi? E quindi niente. Appurato questo, il quarto disco di Alex Trimble & co. ha un senso diverso da quello che avrebbe avuto dieci anni fa, ma ha comunque senso perché in False Alarm si parla di Brexit, di cambiamenti climatici, di social media, del ruolo dell’umanità nel mondo, in una maniera che non sarebbe stata credibile dieci anni fa.

Il timbro non subisce rivoluzioni, ma solo un aumento della qualità: alchimia funky e art-pop di primissimo livello in Once, So many people, synth-pop e elettro-pop in Satisfaction guaranteed e Nice to see you, la disco-schizofrenia di Satellite e Dirty Air che ricorda talmente tante altre cose che è difficile distinguerle, confermano la piega 80s già intrapresa dai Two Door Cinema Club da qualche tempo, anche in questo caso negli aspetti più reazionari e in un certo senso prevedibili. Che però non sono sinonimo di cattivo gusto e anzi sono l’ideale per degli ex-ventenni che non possono più permettersi di stare troppo al passo con i tempi.

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