Home Recensioni

I sogni ricorrenti dei Telefon Tel Aviv

Non era facile, a dieci anni di distanza e dopo la morte di Charles Cooper, scrivere un nuovo album dei Telefon Tel Aviv, ma Josha Eustis ci è riuscito: 'Dreams are not Enough' è un disco malinconico e commovente sull'assenza

“Lo sogno spesso, una versione più giovane di me stesso, in piedi sul fondo dell’oceano, con le braccia in alto, la bocca aperta, gli occhiaccecanti, non vedo e non respiro, ma una roccia in un tempio di acqua”.

Il ritorno dei Telefon Tel Aviv sulle scene musicali a distanza di dieci anni è una splendida notizia, il duo che nel corso degli anni zero del millennio ha prodotto tre album di influenza vitale per lo sviluppo della cosiddetta IDM e dell’elettronica in generale : Fahrenheit Fair Enough, Map Of What Is Effortless, e Immolate Yourself, sembrava essersi per sempre spento nel 2009 dopo l’improvvisa morte di Charles Cooper, a pochi mesi dall’uscita del loro terzo lavoro.

Non deve essere stato facile per Josha Eustis ritornare a fare musica con il nome Telefon Tel Aviv dopo l’improvvisa scomparsa dell’amico, cofondatore, dovendo anche aggiornare i fan sulla misteriosa fine di Cooper. Eustis infatti negli ultimi dieci anni ha preferito dedicarsi a collaborazioni con Nine Inch Nails e Puscifer, a progetti come Songs of Magdalene e The Black Queen e solo nel 2016 si è riaffacciato all’attività live con il nome Telefon Tel Aviv.

In Dreams are not Enough la mancanza di Charles Cooper è evidente, ma sicuramente anche i dieci anni passati non sono da sottovalutare; questi sentimenti di cambiamento e di vuoto non sono negati da Eustis, ma anzi evocati in un lavoro individuale che prova a documentare più che l’assenza, quello che ne rimane dopo. La sensazione che le cose siano uguali ma diverse permea l’intero disco.

Un’atmosfera analoga a un certo tipo di sogni ricorrenti è chiaramente percepibile, una corrente inquietante e malinconica attraversa tutto l’album, i ritmi creati si fratturano e si spezzano, esattamente come le melodie emergono e scompaiono, difficile trovare un punto fermo a cui appigliarsi, se non la sensazione che questa instabilità crea. I pezzi vengono tessuti lentamente, prendono forma per poi scomporsi ancora.

In questo malinconico ritorno sarebbe inopportuno citare dei pezzi in particolare, Dreams are not Enough fa dello scorrere atmosferico la sua forza. A dieci anni di distanza dall’ultimo album Telefon Tel Aviv, Eustis sembra dedicarsi a un suono più destrutturato e frammentato per la rappresentazione del precipitare nell’oceano, la sua personale esperienza onirica ricorrente.

Alla luce di tutte le circostanze, non era semplice a dieci anni di distanza riuscire a mantenere alto il nome dei Telefon Tel Aviv, l’impresa riesce a Eustis che ha la capacità di non appoggiarsi ai fasti del passato ma di creare un’opera fortemente individuale, che in qualche forma riesce anche a descrivere la rinnovata anima del progetto.

Altre notizie su:  Telefon Tel Aviv