Rolling Blackouts Coastal Fever, la recensione di 'Sideways to New Italy' | Rolling Stone Italia
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I Rolling Blackouts Coastal Fever hanno fatto il perfetto disco indie rock per l’estate

Tra riferimenti ai R.E.M., arrangiamenti solari e storie di ragazzi in cerca della propria identità, il secondo album della band australiana vi conquisterà. In più, ha le chitarre più belle di tutto il 2020

È bello vedere una band che raggiunge il suo potenziale ed è esattamente quel che succede nel secondo album dei Rolling Blackouts Coastal Fever. Nel bel debutto del 2018 Hope Downs questi australiani innamorati delle chitarre dimostravano di padroneggiare con maestria il college rock degli anni ’80. Le melodie del disco, belle e nervose, evocavano i Felt o i Go-Betweens, mentre la trascinante sezione ritmica faceva venire in mente i R.E:M. e i Feelies: insieme davano vita a canzoni memorabili e piene di segreti da scoprire. La band è migliorata ancora e Sideways to New Italy e è il perfetto disco indie rock per l’estate.

La musica dei Rolling Blackouts è scritta da tre chitarristi e per questo potrebbe sembrare disordinata o sconnessa, ma in realtà non lo è quasi mai: la band è innamorata dell’adrenalina delle melodie estive, ma non si accontenta mai di imboccare la strada più facile. In più, il batterista Marcel Tussie dà a canzoni come Cars in Space, The Second of the First e She’s There un senso di urgenza raro per musica così strutturata e relativamente leziosa.

Il livello di scrittura è impressionante in tutto il disco: Falling Thunder inizia con un pianoforte che sembra arrivare direttamente da una ballata soul anni ’70, poi si apre in un arrangiamento ricco e imponente; Cameo sembra un dimenticabile bozzetto folk, poi si trasforma grazie a un’impressionante trama di chitarre.

Non importa quale sia il genere a cui attingono, tutte le ispirazioni sono al servizio di un suono luminoso e ottimista, dal ritmo new wave di The Only One fino a The Cool Change – che ricorda i gruppi post R.E.M. come Let’s Active e Game Theory –, oppure Sunglasses At the Wedding, che è la canzone che avrebbero scritto i Belle & Sebastian se fossero nati in un posto dove non piove mai.

Dietro alla facciata luccicante c’è la vecchia storia di un gruppo di ventenni alla ricerca del significato delle proprie radici (Tussie viene da New Italy, un villaggio fondato da un gruppo di veneziani a fine Ottocento e che ora rappresenta la comunità italiana in Australia, ndt) e di momenti di bellezza. Riescono a trovarli in tante cose diverse: nella vita quotidiana in una “una città fatta di cristalli liquidi”, nelle sensazioni che dà la pioggia estiva e nell’inizio di un nuovo amore. “Cambiamo come cambiano le stagioni”, dicono in Falling Thunder, come se fossero i primi ad esprimere il concetto. Sarà proprio questo senso di meraviglia a conquistarvi.

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