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‘I Fratelli Sisters’ – la recensione: il sogno del West in un western atipico

Joaquin Phoenix e John C. Reilly sono sicari di frontiera in questa bellissima e singolare opera a cavallo, diretta dal francese Jacques Audiard

Joaquin Phoenix e John C. Reilly in 'I Fratelli Sisters'

Foto: Magali Bragard

Il titolo sembra uno scherzo: come hanno fatto Charlie Sisters (Joaquin Phoenix) e il fratello maggiore Eli (John C. Reilly) a crescere nel Vecchio West con un cognome del genere e a non essere totalmente impazziti? È il 1851 e i due lavorano come pistoleri al soldo del padrino locale, Commodore (Rutger Hauer). Il conflitto si intensifica quando il capo li manda a cercare Hermann Kermit Warm (Rice Ahmed, formidabile), un chimico mediorientale che ha inventato un elisir magico: quando viene versato sulle rocce del fiume, il liquido è in grado di mostrare le pepite d’oro che si trovano all’interno delle pietre. Il Commodore vuole che i Sisters torturino Hermann per ricavarne la formula e poi lo uccidano. Eli ha dei problemi con l’ordine del boss; Charlie nessuno. Commodore ha anche mandato in avanscoperta un avvocato, John Morris (Jake Gyllenhaal), per dare loro un caloroso benvenuto.

Ad alzare l’asticella è la presenza di Jacques Audiard alla regia. Il cineasta francese è noto per film drammatici come Il Profeta, Un sapore di ruggine ed ossa e Deephan, I Fratelli Sisters è il suo primo lungometraggio in inglese — ed è un western. Quindi non aspettatevi che prenda spunto da ogni film a cavallo visto prima. Lavorando su una sceneggiatura scritta con Thomas Bidegain e basata sul romanzo del 2011 di Patrick DeWitt, il regista porta una prospettiva da outsider al genere, un punto di vista che depista nel miglior modo possibile. Lo scorso settembre, Audiard ha vinto il Leone d’argento per la regia alla Mostra del Cinema di Venezia. Guardate I Fratelli Sisters e capirete subito il perché.

Ti aspetti che il film abbia un certo tipo di fotografia, e grazie a Benoit Debie, supera le aspettative. La storia si muove dalle montagne dell’Oregon giù lungo la costa della California fino a San Francisco, dove la corsa all’oro è in pieno svolgimento. (In realtà è stato girato in Spagna e Romania, ma chi si lamenta?) Per Audiard, il personaggio batte la storia ogni volta. Si prende il tempo di mostrare la meraviglia negli occhi di Charlie ed Eli davanti a un gabinetto che scarica. Phoenix e Reilly scavano nei loro ricchissimi ruoli con gusto, e Reilly ruba la scena nei panni del fratello maggiore, che ha immaginato una vita più tranquilla e più stabile di quella sprecata a inseguire canaglie. Phoenix, in un perfetto mix di allegria e minaccia, interpreta Charlie, un ubriaco che non trova un senso nel sistemarsi. E Gyllenhaal si diverte interpretando Morris come un dizionario ambulante che articola ogni sillaba. Audiard non abbassa il livello di violenza: ci sono sparatorie e massacri ovunque. Ma, cosa ancora più importante, vuole che il pubblico conosca questi uomini, dentro e fuori, quindi non ce ne frega nulla di quello che succede loro.

Niente spoiler, ma il richiamo dell’oro riesce a distoglire ogni uomo dai suoi obiettivi. Audiard, facendo riferimento a classici come Il tesoro della Sierra Madre e I compari, scolpisce la sua visione, ed è incredibile. C’è avidità e una vena di commedia dark che il film cerca con gusto sfrenato. Eppure è il sogno del West che questo western distorto si sforza di trasmettere in tutte le sue sfaccettature. I fratelli Sisters è unico nel suo genere.