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I cento cieli di Clap! Clap!

Leggi la recensione dell'album di Clap! Clap! su Rollingstone.it

La storia dell’instancabile Cristiano Crisci, in arte Clap! Clap!, si arricchisce di un nuovo episodio sull’inglese Black Acre, intitolato A Thousand Skies. La meta narrazione è tenuta insieme, oltre che dall’onnipresenza delle voci e delle percussioni, dalla costruzione di un immaginario celeste fatto di richiami a miti di stelle e costellazioni, metafora dei mille mo(n)di di intendere il suono elettronico oggi della post-globalità. Complice l’apertura verso le musiche del mondo, Clap! Clap! compie un viaggio che non passa solo dall’Africa, come si percepisce al primo ascolto, e dove non manca di aggiungere capitoli da tunnel tribale perfetti per la pista. Ne sono un esempio luminoso Ar-Raqis, Betelgeuse’s Endless Bamboo Oceans, Rainy Souls, Gloomy Futures. Al dispetto dei titoli, sono capitoli molto brevi tranne che per la bellissima Ode to the Pleiades, dove il noto ammasso di stelle è raccontato attraverso una melodia di un sitar in chiave sintetica. Alla fascinazione più orientale di Flowing Like A Snake in Ophiuchus’s Arms si contrappone quella africana fatta di suoni e voci come nelle spensierate afro tribe elettroniche zulù di Nguwe, o i ricorrenti cori dell’intro Discessus e Witch Interlude, unico intermezzo più buio. Nelle vene del musicista Cristiano Crisci scorre una linfa creativa da cittadino del mondo, che oltrepassa i confini toscani per abbracciare l’impareggiabile antico patrimonio di ieri rinnovandolo in un futuro che risiede sempre più altrove. Outer beats da mille e una notte.

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