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‘I Am Not Okay With This’: rabbia adolescenziale coi supepoteri alla ricerca di una storia

La star di 'IT' Sophia Lillis si carica sulle spalle questo nuovo adattamento Eighties di un fumetto, che si concentra sullo stile più che sulla sostanza

Sophia Lillis in 'I Am Not Okay With This'

Foto: Netflix

“Sono una ragazza di 17 anni qualunque”, dice Syd all’inizio di I Am Not Okay With This, la nuova serie di Netflix, prima di aggiungere: “Quello che sto cercando di dire è che non sono speciale”. Ma, qualche episodio dopo, avverte se stessa e noi: “Se mi arrabbio, succedono cose brutte”.

La rabbia è una minaccia per (e che usano) molte ragazze di 17 anni, speciali o no. Spesso è l’unica risposta sensata al mondo folle e ingiusto che le circonda. Ma l’atto stesso di scatenare quella rabbia può anche rendere il mondo meno equilibrato, perché è della rabbia, e non tanto del suo oggetto, che alla fine poi tutti si preoccupano.

Per Syd (interpretata da Sophia Lillis), le ripercussioni sono ancora più pesanti. Perché quando perde la pazienza, le persone possono morire – letteralmente. I Am Not Okay With This non è solo una storia di incazzatura adolescenziale, ma di incazzatura adolescenziale con i superpoteri. Nel corso dei sette episodi della prima stagione, la protagonista scopre di avere le abilità di un personaggio dei fumetti (o di un romanzo di Stephen King), che tendono a manifestarsi più spesso – e pericolosamente – quando si arrabbia.

E questo è solo uno dei numerosi aspetti della vita di Syd a cui si può applicare il titolo della serie adattamento di una graphic novel di Charles Forsman, il cui lavoro ha già ispirato un’altra teen-story di rabbia non fantasy, The End of the F *** ing World. Il regista principale di quello show, Jonathan Entwistle, è il co-creatore (insieme a Christy Hall) di questo, e ci sono parecchie comprensibili sovrapposizioni di stile e tema. L’estetica è un altro ritorno al passato, tra melodie degli anni ’80 e omaggi a John Hughes – come la ricreazione dell’iconico Un compleanno da ricordare girato nel mezzo di un episodio modellato su The Breakfast Club (*) – e allusioni ad altre storie liceali del periodo (“Caro diario, sento che sto accumulando un certo numero di morti”, confessa Syd a un certo punto, esprimendo il sentimento in maniera leggermente più delicata di Winona Ryder in Schegge di follia).

(*) In quanto membro tesserato della Generazione X che diventa ferocemente territoriale sui tentativi della storia di cancellarci (o, peggio ancora, fonderci con i Baby Boomers), adoro la musica di Rick Springfield e Bryan Ferry e le disavventure comiche di Ferris Bueller e Farmer Ted, tra gli altri. Ma la cultura pop indugia sulla nostalgia per gli anni Ottanta molto più di quanto abbia mai fatto per gli anni Sessanta o Settanta, mentre i Novanta e gli Zero restano per lo più ignorati (a eccezione di Looking For Alaska). E questo non è nemmeno l’unico teen drama di Netflix nel 2020 a portare sullo schermo i riferimenti agli anni ’80 e un tributo a Breakfast Club, vedi la seconda stagione di Sex Education.

I Am Not Okay With This è anche, proprio come The End of the F *** ing World, una storia dark e comica raccontata per la maggior parte attraverso un sarcastico voiceover, in netto contrasto con ciò che la nostra eroina dice e fa davanti a sua madre Maggie (Kathleen Rose Perkins), al fratello minore Liam (Aidan Wojtak-Hissong) e alla sua migliore amica Dina (Sofia Bryant). Syd si fa carico di tutti i soliti fardelli dell’adolescenza, oltre a quelli extra, come il dolore per il padre morto da poco e il risentimento per tutto il tempo che Dina trascorre con il nuovo fidanzato atleta Brad (Richard Ellis).

E, naturalmente, i superpoteri.

Su quel punto, la serie inizia facendo lo stesso errore ancora e ancora: i primi tre episodi seguono la stessa identica struttura su quando e come si manifestano i poteri della nostra. Come nel caso di tutti i più tradizionali prodotti contemporanei sui supereroi, la situazione si vivacizza quando l’eroina accetta il suo segreto e lo svela a qualcuno, ma ci vuole un po’ per arrivarci, nonostante le puntate durino una ventina di minuti. Ma anche dopo che Syd è venuta a patti con il suo essere tutto tranne che ordinaria, la maggior parte degli altri personaggi e conflitti è così familiare che l’intera operazione sembra una raccolta di influenze alla ricerca di una storia.

A rendere la serie comunque godibile ci sono il magnetismo e la verve comica di Sophia Lillis, e la chimica che ha con l’amico ed ex collega di IT Wyatt Oleff nei panni di Stanley, il ragazzino strano con una palese cotta per Syd (praticamente è Ducky di Bella in rosa, anche se capire quale personaggio sarebbe Blaine è più complicato di quanto sembri). Non c’è nulla di nuovo, e la serie non è nemmeno una variazione particolarmente ispirata su un tema molto familiare, ma Lillis rende la vulnerabilità e la furia di Syd palpabili ovunque. E c’è qualcosa di dolcissimo e disarmante nel rapporto tra Syd e Stanley.

I Am Not Okay With This potrebbe battere l’altro adattamento di Forsman su un punto: The End of the F *** ing World era così perfettamente compiuta nella sua prima stagione che la seconda sembrava superflua. Questa nuova serie invece arriva a malapena a un finale, e il capitolo conclusivo solleva alcune domande interessanti per un potenziale seguito. Speriamo che gli eventuali nuovi episodi prevedano una storia più solida, che si addica alla rabbia giustificata della sua eroina.

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