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‘Hitman 2’: Pistola, completo e codice a barre

Mentre la maggior parte dei videogiochi presenta mondi vastissimi in cui perdersi, 'Hitman 2' lavora di sottrazione regalandoci un action complesso, ricco di dettagli e con qualche trovata divertente

In un periodo di videogiochi opulenti e vastissimi, in cui il bello è perdersi, Hitman 2, seguito dell’action firmato dalla danese IO Interactive, lavora di sottrazione. Come? Tornando alle sue origini più antiche. Controlli il misterioso Agente 47, killer su commissione geneticamente modificato, alla continua ricerca delle sue origini, a caccia del prossimo obiettivo da far fuori. Questo è quanto, anche se attorno a questa meccanica semplice i designer hanno costruito un mondo complesso, puntando essenzialmente su tre fattori.

Il primo sono le armi: variegate, realistiche, a volte un filino umoristiche, spesso originali, che agiscono da soluzione a buona parte degli enigmi proposti. Il secondo è l’intelligenza artificiale: dimenticatevi orde di nemici
 da far fuori, e concentratevi sempre e solo sul vostro obiettivo, perché ha tutte le carte in regola per sfuggirvi da sotto il naso,
 se non ricambiare la cortesia ponendo
 fine alla vostra vita virtuale.

Il terzo sono 
i livelli: si possono utilizzare quasi tutti
gli elementi ambientali, che l’approccio 
sia “stealth” o votato all’aggressività più smaccata (ma in questo caso fate molta attenzione: Hitman 2 è pur sempre un action molto, molto ragionato, da gustare con calma). La variabilità dei fattori caratterizza ogni singola partita e qualora vogliate aggiungere pepe alla sfida ecco una modalità multiplayer che funziona sorprendentemente bene. Ammetto che trovo abbastanza strano rivedere Hitman a così breve distanza dal titolo precedente del 2016, a sua volta reboot in chiave episodica di una serie nata nel 1998, ma la verità è che l’Agente 47 non è mai stato così in forma.

Non venderà milioni e milioni di copie, come del resto non è mai successo con nessun capitolo della serie, ma di sicuro piacerà ai fan e anche
a chi si cala nell’esperienza per la prima volta. E poi, diciamocelo, non era il caso
 di farsi perdere la ghiotta ricorrenza del ventennale e dell’uscita al cinema, sebbene il personaggio sia lontano dai fasti di una Lara Croft o di un Solid Snake. Stona solo l’aspetto tecnico, che risente della mancanza di dettaglio grafico e animazioni parecchio legnose, sebbene la dotazione di mosse e abilità sia notevole e lasci sempre tutto nelle mani del giocatore. E, in fondo, questa è proprio l’essenza del videogioco. Sottrazione, capito?

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