Home Recensioni

‘Hereditary’, roba da stare svegli la notte

L’esordio di Ari Aster è una nuova pietra miliare dell’horror.

Con il suo ritratto del quotidiano invaso da un male indicibile, del terrore che entra nelle ossa, Hereditary è una nuova pietra miliare dell’horror. L’esordio in odore di premi del regista-sceneggiatore Ari Aster è lontano anni luce dai B-movie a base di torture e splatter che infestano i multisala.

Il 31enne autore, che si è fatto conoscere grazie a solidi corti come Munchausen e The Strange Thing About the Johnsons, affronta il sovrannaturale come avevano fatto Jennifer Kent in Babadook e Robert Eggers in The Witch, con l’occhio di un artista che indaga ciò che sta sotto alla realtà.

Il suo interesse è raccontare una famiglia. Annie Graham, interpretata da Toni Collette, passa più tempo con la sua arte che con il marito psicologo Steve (Gabriel Byrne) e i due figli – il liceale fattone Peter e la timida Charlie. Per lavoro crea miniature di case che sembrano più dettagliate della vita stessa. Lo fa in maniera ossessiva e inquietante, il tentativo di ottenere un controllo impossibile nella vita reale. Così la sensazione di un mondo fuori asse pervade il film. L’equilibrio è minato fin dall’inizio, quando scopriamo che i Graham devono affrontare un lutto. Quello della madre di Annie, Ellen, che aveva regnato con potere matriarcale.

Adesso la tomba della defunta è stata profanata. E cosa sono quei totem fatti di parti di animali che Charlie nasconde nella casetta sull’albero? Quando un’altra tragedia si abbatte sulla famiglia e un’amica di Ellen persuade Annie a partecipare a una seduta spiritica, iniziamo a osservare ogni sequenza con terrore crescente, soprattutto quando Peter dà di matto e il papà non sembra in grado di intervenire.

Il film accumula tensione come una tempesta in arrivo. Sentirete il sassofono della colonna sonora di Colin Stetson fin nei vostri incubi, a cui contribuiscono gli effetti visivi di Steve Newburn. E tuttavia Hereditary riesce a tenerci inchiodati non attraverso scene truculente, ma grazie alla violenza della mente. Aster suggerisce che le disfunzioni familiari (Annie odia i suoi figli?) e una lunga storia di instabilità mentale possono essere più pericolose di qualsiasi possessione demoniaca. Collette ci porta dentro la crisi di Annie nel corpo e nello spirito, e distrugge quel poco che è rimasto dei nostri nervi. Roba da stare svegli la notte, e urlare fino a perdere la voce.

Leggi anche