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‘Green Book’, una strana coppia a spasso contro il razzismo

Viggo Mortensen e Mahershala Ali sono il dream team di questo feel-good movie, un viaggio nell'America del Sud degli anni '60

Don Shirley (Mahershala Ali) è un pianista afroamericano di formazione classica in tour in una parte dell’America che, negli anni ’60, non è ancora pronta ad abbracciare l’integrazione. Per fargli da autista nel viaggio, Don sceglie curiosamente Frank Anthony Vallelonga, a.k.a Tony Lip (Viggo Mortensen), il cliché dell’italiano chiaccherone e chiassoso temporaneamente fuori dal libro paga della mafia, per cui prima faceva il buttafuori a New Yawk. L’inizio non è certo dei migliori, con Don che sembra un re nel suo appartamento chic sopra Carnegie Hall. Tony sostiene con il suo datore di lavoro di essere di larghe vedute: “Io e mia moglie abbiamo invitato un paio di neri per un drink” dice a Don. (In una scena precedente, due uomini di colore che lavorano a casa di Tony bevono da bicchieri che poi lui cestinerà).

Quello che segue è una sorta di A spasso con Daisy al contrario, con i due che partono per un tour di otto settimane pieno di ostacoli. Autista e passeggero hanno due cose dalla loro parte: i muscoli di Tony e The Negro Motorist Green-Book, una guida pubblicata tra il 1936 e il 1966 per consigliare i viaggiatori neri su dove alloggiare e cosa evitare nel Sud di Jim Crow. Alla vera amicizia tra Don e Tony è ispirato Green Book, che ha già vinto il People’s Choice Award al Toronto Film Festival, 3 Golden Globes (tra cui quello come Best Motion Picture – Musical or Comedy) ed è candidato a 5 Oscar.

Celebre per le commedie demenziali che ha realizzato con il fratello Bobby – dite quello che volete di Scemo e più scemo, ma Kingpin è immortale – l’impressionante debutto solista dietro la macchina da presa di Peter Farrelly è un film dai toni mutevoli. Scritta dallo stesso Farrelly, da Brian Hayes Currie e dal figlio di Tony, Nick Vallelonga, la sceneggiatura è piena di un’intensa serietà che rende più profonda la sua parte divertente. Le risate arrivano facili quando Tony insegna a Don le meraviglie del pollo fritto mentre il musicista aiuta il suo autista a scrivere lettere alla moglie, Dolores (Linda Cardellini). E ci sono anche momenti brutali in un’epoca in cui il profiling razziale aveva la legge dalla sua parte. Green Book è un film sulle classi e sulla razza, e Farrelly si rifiuta giustamente di mostrare per forza un bel quadretto.

Mahershala Ali, Oscar come non protagonista per Moonlight, è superbo nel trovare la rabbia sepolta in un artista raffinato, deciso a sfidare gli americani che non hanno mai accettato l’abolizione della schiavitù. Ci fa vedere che Don non trova un posto a cui appartenere. E l’attore, che ha avuto l’aiuto di una controfigura al piano per le scene del club, è semplicemente stupendo nel mostrare quanto Don sia vivo nella sua arte. Tony percepisce il suo genio, ma è inorridito dal fatto che Don non conosca Chubby Checker o Little Richard: “Sono più nero di te,” gli dice secco l’autista.

Mortensen è formidabile, è ingrassato oltre 13 kg per interpretare questo bestione con il clacson pesante del Bronx e la stupefatta consapevolezza che i suoi pugni non possono cambiare un cavolo. Certo, Tony mena gli ipocriti bianchi che applaudono Don sul palco e poi lo escludono dai loro ristoranti. Ma non confondetelo con un altro salvatore bianco. Il ruolo è un punto di svolta per l’attore, il cui talento drammatico è scontato (vedi La promessa dell’assassino e Captain Fantastic), ma Mortensen dimostra di avere un vero dono anche per la commedia. Lui e Ali sono in grado di fare qualunque cosa.

Green Book termina in un ondata di sentimenti a tema natalizio che probabilmente infastidirà molta gente. Ma guardando più da vicino vedrete che Farrelly non dimentica mai le ombre in agguato fuori dalla feroce ma fragile connessione che Don e Tony hanno trovato in due mesi sulla strada. Troppo semplice? Può essere. Ma in un momento in cui gli USA sono più divisi che mai, il film offre una possibilità di redenzione. Grazie al dream team composto da Mortensen e Ali, il pubblico farà il tifo per loro. A ragione.

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