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Gli Smashing Pumpkins sono ancora dei ‘piagnoni’

Nonostante la produzione di Rick Rubin la band di Billy Corgan torna con un disco che ricorda tutti gli altri, eterno complesso d'inferiorità compreso

Scusate. Per quanto riguarda Billy Corgan, icona di medio calibro per liceali e universitari di metà anni ’90 e con tutto il rispetto per queste due categorie imprescindibili nella storia dell’indie-rock, io sono d’accordo con quello che scrive Kim Gordon nella sua autobiografia: “È un crybaby”, un piagnone. Per completezza: Courtney Love le aveva chiesto un consiglio sulla storiella imbastita segretamente con lui e Kim Gordon, che ha un affetto speciale per ’sta povera ragazza vittima del rock’n’roll (“Nessuno si chiede nulla sui casini che stanno dietro la sua vita da tarantolata glamour di L.A.”), di lui dice: “Sta antipatico a tutti”.

Allargando il discorso: “Gli Smashing Pumpkins si prendevano troppo seriamente e non erano in nessun modo punk rock”. Oggi Kim Gordon fa dischi ultrasperimentali, al limite dell’ascoltabile e credo anche del vendibile. Invece Corgan trascina il suo personaggio appena appesantito (sempre “troppo serio”) nella millantesima tournée mondiale che – leggo – va benissimo, e su questo non ho nulla da rimproverare a chi ci va e si diverte. Però il disco “prodotto da Rick Rubin” è uno di quei passaggi della carriera che comincia a diventare preoccupante. Perché non tutti sono Johnny Cash (ma nemmeno Joe Strummer), né a tutti è dato il destino di morire in scena. La maggior parte è condannata a viverci in scena, cioè a rimettere insieme la band all’infinito. Con o senza Rick Rubin (con o senza scarpe).

Ma com’è questo album dal titolo chilometrico? Come gli altri. La prima canzone sembra gli Oasis, la seconda i Cure, la terza i Nirvana e un po’ i Led Zeppelin. La quarta gli Smashing Pumpkins. Con quel senso di inferiorità nei confronti dell’indie-rock bianco inglese che Corgan ha sempre coltivato. Però a Chicago. Nelle mie più fosche fantasie immagino che i dischi degli Smashing Pumpkins contengano messaggi segreti destinati a brufolosi vendicatori liceali, un po’ come Helter Skelter per Manson. Peggio ancora: forse a loro piacerebbe così.

Superomismo discount. Ma non è una fantasia che due anni fa Billy Corgan sia comparso nel talk show di Alex Jones, una delle facce più schifose della alt-right americana, a sostenere la libertà di parola contro il maoismo del politicamente corretto. Lui diceva così, e io non ho spazio né voglia di ampliare il concetto. Lo scorso agosto dopo aver sostenuto ogni complotto e fake news (Luna, 11/9, riscaldamento globale) Alex Jones è stato bannato da tutti i social network. Billy Corgan anche dalle mie private orecchie.

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