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Giorgio Poi non getta il cuore oltre l’ostacolo: la recensione di ‘Smog’

Un "primo secondo disco" che non supera le aspettative ma che tuttavia rimane il lavoro di uno dei migliori cantautori italiani in circolazione

Foto di Federico Torra

Solitamente la prima regola di chi ha a che fare con i comunicati stampa è: non copiare e incollare i comunicati stampa. Nel caso di Giorgio Poi – visto che non è esattamente un comunicato stampa, ma un messaggio su WhatsApp – si può fare uno strappo alla regola: «Smog è il mio primo secondo disco. Di dischi d’esordio se ne possono fare anche tre o quattro, con nomi sempre diversi. Invece i secondi dischi sono più rari, perché per fare un secondo disco non basta fare un disco, ma bisogna farne due, e mano mano che si va avanti la situazione si complica. Credo che siano pochissimi i casi di secondi terzi dischi, improbabili i secondi quarti e impensabili i secondi quinti. Con questo voglio dire che Smog è un disco fatto in casa, e un disco è una delle poche cose fatte in casa a cui non si può aggiungere di seguito “come una volta”, perché una volta i dischi si facevano in studio. Quindi di questo disco si potrà dire quel che si vuole, ma non che non sia un disco moderno».

Con queste parole che sembrano un post sul blog di Paolo Nori, Giorgio Poi “descrive” Smog, appunto, il suo primo secondo disco, peraltro attesissimo, dopo il successo di Fa niente, uscito nel 2017. E allora, le aspettative sono state soddisfatte? Bella domanda. Visto che si parla di “primi secondi dischi”, è il caso di segnalare che non ce n’è uno che abbia soddisfatto le aspettative negli ultimi tempi, soprattutto quelli che escono a orologeria dopo due anni (se non prima).

A meno che non ci siano di mezzo i Beatles, bisogna ricordare che in soli due anni è impossibile lavorare quanto necessario a un disco che soddisfi le aspettative e nel frattempo fare anche decine di date, nel caso di Giorgio Poi pure all’estero, in apertura ai Phoenix che si sono giustamente innamorati di lui, visto quanto spacca dal vivo (è uno dei pochissimi nel panorama itpop a venire da una formazione accademica da musicista e sa il fatto suo con una chitarra in mano).

Perciò alla precisa domanda “le aspettative sono state soddisfatte?” la risposta è che Smog non è un disco che getta il cuore oltre l’ostacolo o che sorprende in termini di idee ed è un peccato, perché erano queste le aspettative. Detto ciò, rimane il lavoro di uno dei migliori cantautori in circolazione, che padroneggia il proprio lessico e con grande accortezza è in grado di conciliare una poetica mai banale con delle melodie sempre credibili. Complice forse anche l’influenza per aver collaborato come autore di Luca Carboni, in Smog l’anima di E intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film… è onnipresente in tutti e nove i pezzi, con picchi commoventi per i fan del primo disco di Carboni, che si raggiungono in Vinavil, Ruga Fantasma e Maionese che nella sua semplicità è forse il miglior pezzo dell’album. Forse.

Forse, perché se la gioca fino all’ultimo sangue con Non mi piace viaggiare il pezzo di apertura – finalmente qualcuno che si scaglia contro il culto del viaggio, un abbaglio collettivo, un’attività violenta e spaventosa – che mostra la più grande dote di Giorgio Poi: quella di riuscire a fondere un modernissimo Battisti con tutta una simbologia indie pop (nello specifico scozzese, ancora più nello specifico: i Belle and Sebastian).
 Viva Giorgio Poi, ma per il primo terzo disco prenditi più tempo che ci scappa il capolavoro.

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