George Clooney? Julia Roberts? Una rom-com? ‘Ticket to Paradise’ non è un film, è una macchina del tempo | Rolling Stone Italia
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George Clooney? Julia Roberts? Una rom-com? ‘Ticket to Paradise’ non è un film, è una macchina del tempo

I due divi si riuniscono per questa operazione-nostalgia che ricorda (e fa rimpiangere) le commedie anni ’90. Non sarà un capolavoro, ma in quest’epoca di streaming vorremmo più prodotti come questo

Julia Roberts e George Clooney in ‘Ticket to Paradise’ di Ol Parker

Foto: Universal Pictures

Le star del cinema: ve le ricordate? Ticket to Paradise di sicuro sì, e fa affidamento sul fatto che voi spettatori possiate davvero mollare per un attimo la comodità del vostro divano e delle vostre 7.200 piattaforme di streaming per andare a vederle! Insieme! In una commedia romantica! Al cinema, come ai vecchi tempi! Riunire George Clooney e Julia Roberts e assegnare loro il ruolo di due ex coniugi divorziati da molti anni che ormai si detestano ma che sono costretti a diventare complici per sabotare il matrimonio della figlia solleva una domanda obbligata: aspettate, in che anno siamo esattamente?

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, una cosa del genere era al tempo stesso un ottimo affare per gli Studios e non certo un grande evento, considerato che due nomi come questi li trovavi puntualmente al cinema almeno una volta l’anno, e che le rom-com erano un piatto fisso nella dieta di qualsiasi spettatore. Ora… be’, basta schiacciare su “play”. Dire che il panorama cinematografico è cambiato, da quando Clooney e Roberts erano i re incontrastati dei tappeti rossi, vuol dire vivere su Marte, e non essersi resi conto della trasformazione della domanda e dell’offerta di quello che chiamiamo “intrattenimento”. Abbiamo dimenticato il potere che avevano le star del cinema quando non dovevano solo far saltare in aria intere città o indossare una tutina col mantello. Per fortuna nostra, i due protagonisti di questo film ci ricordano cosa ci siamo persi in tutti questi anni. Non ci sono di certo mancati i brutti film. Ma certamente ci è mancato vedere quello che due superstar possono fare quando condividono lo schermo.

Ma veniamo al film. David (Clooney) è un architetto. Georgia (Roberts) una gallerista. In un’epoca ormai assai remota erano innamoratissimi, poi non lo sono stati più, e ora non riescono a stare nemmeno nella stessa stanza. L’unica cosa su cui sono ancora d’accordo è che la loro figlia, Lily (Kaitlyn Dever), è un angelo e che, ora che si è laureata, si merita un viaggio a Bali con la sua migliore amica (Billie Lourd). Ma, di punto in bianco, David e Georgia ricevono un invito per l’imminente matrimonio della figlia adorata; il futuro sposo è un coltivatore di alghe di nome Gede (Maxime Bouttier) conosciuto in vacanza. Ovviamente i genitori non sono per nulla contenti. Prendono dunque il primo volo per l’Indonesia – sul quale, ça va sans dire, si ritrovano vicini di poltrona – e, una volta atterrati, cercano di mandare a monte le nozze. Con qualsiasi mezzo necessario.

Se eravate vivi quando si andava al cinema negli anni ’90, sapete già quel che accade dopo: anelli rubati, colpi bassi, battibecchi a mitraglia, i più fotogenici sorrisi mai visti sulla faccia della Terra, sex symbol in età da pensione che ballano in discoteca sulle note di Jump Around. C’è di più ma, a dir la verità, non così tanto. Georgia ha un fidanzato francese giovane e affascinante (il Lucas Bravo di Emily in Paris). Lourd, perfetta spalla comica, beve litri di alcol. Il paradiso del titolo è reale, con una Bali che è davvero un Eden esotico. Del resto, il regista e sceneggiatore Ol Parker è lo stesso dietro Mamma Mia! Ci risiamo, e la cosa non sorprende affatto.

Ticket to Paradise è un’operazione-nostalgia ad alto budget, e non solo rivolta ai tempi in cui Pretty Woman o Out of Sight, Il matrimonio del migliore amico o Prima ti sposo poi ti rovino erano titoli per cui si usciva di casa e si pagava un biglietto, ma addirittura all’epoca in cui Cary Grant e Irene Dunne erano la star delle cosiddette “commedie di rimatrimonio” in cui bisognava aspettare 90 minuti prima di vedere i due protagonisti rimettersi, inevitabilmente, insieme. Nessuno penserà che Ticket to Paradise sia un grande film, ma vedere Clooney e Roberts bisticciare tra loro sullo sfondo di quello che sembra lo screen saver di un computer è comunque uno spasso.

Guardarli litigare, o mettere in scena la solita farsa da camera da letto, o ricordare tutto quello che tra loro è andato storto a volte potrà farvi addirittura venire la pelle d’oca. Ecco perché sono due star del cinema, vi verrà da pensare in più di un momento. Il livello di carisma e chimica che riescono a produrre in coppia è incalcolabile. Se Ticket to Paradise fosse uscito nel 1998, sarebbe stato l’ennesima commedia da guardare sull’aereo durante un lungo volo. Andare a vedere oggi al cinema questa specie di macchina del tempo è una boccata d’aria fresca. Vorremmo più prodotti come questo, anche nella loro puntuale mediocrità. I divi del cinema non si sono ancora estinti del tutto.

Da Rolling Stone USA

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