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Finneas non è solo il fratello-di

Il co-autore e produttore di Billie Eilish tira fuori i suoi talenti e nel primo album canta che oggi per comprare il biglietto di un concerto ci vuole l'ottimismo che serve per salvare una relazione in crisi

Finneas

Foto: Luke Fenstemaker

Finneas O’Connell ha contribuito alla nascita di uno dei grandi talenti del pop degli ultimi vent’anni, essendo il produttore e co-autore dei due dischi di Billie Eilish. Aveva però una sua carriera ancor prima di collaborare con la sorella. Ha suonato al Warped Tour 2015 con gli Slightlys e in quegli stessi anni ha iniziato a pubblicare materiale solista. Per dire, il primo singolo di Eilish Ocean Eyes era destinato alla sua band. Ovvio che dopo il boom di When We All Fall Asleep, Where Do We Go? abbia cercato di far conoscere le sue cose a un pubblico più ampio e così ha pubblicato l’EP Blood Harmony che già ne metteva in mostra i talenti di musicista e autore sensibile.

È però il suo primo vero album a rivelarne le ambizioni d’artista in grado di scrivere la We Didn’t Start the Fire della sua generazione e non più di tanto interessato a diventare uno di quegli autori fantasma da top 40. A Concert Six Months from Now che apre il disco si candida ad essere uno dei pezzi migliori a tema Covid col suo crescendo drammatico e il gesto di comprare il biglietto di un concerto previsto nel 2022 usato come metafora del desiderio di salvare una relazione in crisi. The Kids Are All Dying è un altro pezzone che deve qualcosa a Elton John. Finneas canta in falsetto dell’opportunità di scrivere di sesso e amore in un’epoca di riscaldamento globale e stragi nelle scuole.

Anche se a volte il suo zelo è eccessivo, si veda l’impressionistica Peaches Etude, è notevole l’idealismo col quale Finneas scrive canzoni sincere in un’epoca di cinismo. E spesso fa centro. Il pezzo chiave dell’album è The ’90s, l’omaggio di uno zoomer a un’epoca in cui tutto era più semplice, con un beat amabilmente torbido, voci soft, un drop perché no dubstep e un testo che celebra l’epoca pre Internet con la medesima nostalgia con cui Ray Davies cantava la vecchia Inghilterra in The Kinks Are The Village Green Preservation Society.

Ci sono anche pezzi più leggeri come l’R&B di Happy Now, in cui l’autocommiserazione di una celebrità viene raccontata tra fischi e risatine, e la giocosa Around My Neck. La si potrebbe considerare la sua risposta a Bad Guy della sorella, fra groove dark pop e gemiti inquietanti. Qualcun altro l’avrebbe trasformata in una canzone da bad boy. Finneas no, lui è un bravo ragazzo e così il pezzo non ha alcunché di minaccioso, sembra quasi l’invito a un pranzo di famiglia.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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