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Fight Club 2

Leggi la nostra recensione di Fight Club 2 su Rollingstone.it
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Se c’è una cosa che gli anni Dieci ci hanno insegnato è che nulla si crea o si distrugge, e a tutto c’è un sequel o un reboot. Star Wars, Ghostbusters, i supereroi Marvel e DC – persino Breaking Bad si è reincarnato in Better Call Saul. In questo clima di riciclaggio creativo, Chuck Palahniuk ha voluto dire la sua, dando un seguito a Fight Club, il suo libro del 1996 trasformato in film da David Fincher tre anni dopo. Fight Club 2, quindi, esiste; l’unica sorpresa è che non è né un romanzo né un lungometraggio, ma un fumetto disegnato da Cameron Stewart con colori di Dave Stewart. La storia: sono passati 10 anni dagli eventi del libro e il protagonista, l’Edward Norton del film, si fa chiamare Sebastian e vive una noiosa vita famigliare con Marla e loro figlio. Marla continua ad andare ai gruppi d’incontro, dove si lamenta del marito, grigio e pieno di pasticche. Decide così di manomettere le sue medicine per risvegliare Tyler Durden, la sua parte caotica: “Voglio il pazzo di cui mi sono innamorata”, gli dice. Segue una parodia di Fight Club, una storia disordinata e con momenti molto “meta”, in cui l’autore interviene in prima persona e un club del libro giudica in tempo reale la storia, come un coro pignolo. Il libro è invaso da questo senso di gaio fancazzismo – dissimulato dall’ottimo lavoro dei due Stewart – che sembra voler anticipare ironicamente tutti gli sfottò e le critiche, puntuali e meritate. Fight Club 2 è un divertissement (“L’idea per questo libro è nata durante una deliziosa cena cucinata da Marc Mohan”, confessa l’autore a inizio fumetto) e va preso come tale, un raro caso di fan fiction scritta dall’autore stesso. Anche no, grazie.

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