Ed O’Brien, la recensione di 'Earth' di EOB | Rolling Stone Italia
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Ed O’Brien è uscito dall’ombra dei Radiohead

‘Earth’ è il debutto solista del chitarrista a nome EOB, un disco pacifico e rilassato, pieno di ballate acustiche e composizioni cerebrali che mostra quanto il suo contributo sia fondamentale per il suono della band

Foto: Eliot Lee Hazel

Ed O’Brien rappresenta una parte tanto sottovalutata quanto cruciale dei Radiohead fin dalla nascita del gruppo nel 1985. Il suo contributo non è appariscente come quello dell’altro chitarrista Jonny Greenwood, ma guardate alla destra di Thom Yorke durante un qualsiasi concerto degli inglesi e lo vedrete fare di tutto: suona il tamburello in Reckoner, accompagna l’inquietante refrain di Paranoid Android, picchia sulle percussioni in There There.

C’è voluto un po’ di tempo, ma finalmente O’Brien è uscito dall’ombra con un notevole album solista, Earth, pubblicato con il nome EOB. Nelle interviste promozionali ha detto di aver sentito la necessità di pubblicare il disco. Se non l’avesse fatto, una parte di lui sarebbe morta. Si percepisce questo senso di urgenza in ogni parte di Earth. Il primo pezzo Shangri-La è trionfante e torrido, arricchito dalle percussioni. O’Brien racconta sentimenti che non sapeva di avere prima di trovare il luogo mistico e armonioso citato nel titolo. La sua voce non è mai stata così in evidenza e riconoscibile come adesso.

Buona parte di Earth è pacifica e rilassata, centrata sulle cerebrali Brasil e Olympik, che in oltre otto minuti fanno il solletico al nostro cervello con sintetizzatori vorticosi e frasi sognanti su amore e perfezione. “A love supreme is all I need”, canta O’Brien nella seconda. “To be waking up from the deepest sea”. Nascosta dietro Brasil c’è la straordinaria Deep Days, un brano acustico che funziona da tregua dopo la canzone precedente: “Where you go, I will go / Where you stay, I will stay / And when you rise, I will rise / and if you fall, you can fall on me”.

Long Time Coming, semplice e dalle atmosfere fatate, è un altro pezzo che non dimenticherete facilmente (“A lonely city girl / looks out into her world”), ma il capolavoro angosciante dell’album è l’ultimo brano in scaletta, Cloak on the Night. Accompagnato da Laura Marling, O’Brian canta con cura ogni verso accompagnato da una luminosa chitarra acustica: “You and me all night long”, armonizzano insieme, “you and me in this store / holding tight”.

Con Earth, O’Brien diventa il quarto membro dei Radiohead a pubblicare un disco solista dopo Yorke, Greenwood e il batterista Phil Selway. L’unico che non l’ha fatto è il bassista Colin Greenwood. Tutte queste uscite extracurricolari, Earth incluso, hanno qualcosa di brillante. È valsa la pena aspettare.

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