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‘Downton Abbey’ è sempre irresistibilmente british

La serie inglese torna con un film che sembra più un episodio speciale, creato su misura per i fan. Ce n'era bisogno? Alla Contessa Madre di Maggie Smith è impossibile dire no
3 / 5

Non prendiamoci in giro: Downton Abbey non è tanto un film quanto invece un episodio speciale della serie televisiva über britannica che gli americani hanno divorato come focaccine da tè per sei stagioni dal 2011 al 2016. In ogni caso, è molto divertente vedere di nuovo la vecchia banda. Non appena attacca il tema musicale di John Lunn premiato agli Emmy, con la versione cinematografica, scritta dal creatore Julian Fellowes e diretta dal veterano della serie Michael Engler, sembra di essere tornati ai vecchi tempi – a meno che tu non ne abbia mai visto un episodio, in quel caso la sceneggiatura potrebbe anche essere scritta in sanscrito. I novellini perderanno il filo ogni due per tre, mentre gli appassionati di cinema non hanno nessuna intenzione di rincorrere la storia.

Alcune cose da sapere: siamo nel 1927 – circa due anni dopo il finale dello show –, la famiglia Crawley e i loro servitori sono in ansia per la visita dei reali. L’evento li distrae dal fatto che la tenuta abbia visto giorni migliori, che i soldi scarseggino ecc. Ecco perché è un bel colpo sentire che re Giorgio V (Simon Jones) e la regina Mary (Geraldine James) pranzeranno, ceneranno e trascorreranno la notte a Downton. Ci sono anche piani per una parata in cui Sua Maestà, a cavallo, passerà in rassegna le truppe locali. Lord Robert Grantham (Hugh Bonneville) e la moglie americana Lady Cora (Elizabeth McGovern) hanno preso bene l’imminente arrivo. Quanto a Violet, la Contessa Dowager interpretata in modo delizioso da Maggie Smith, non è una di quelli che devono essere agitati, a meno che la sua amica Isobel (la superba Penelope Wilton) non la provochi.

La Contessa è, ovviamente, la nonna dell’arrogante e sexy – o arrogantemente sexy? – Lady Mary (Michelle Dockery), preoccupata che Thomas Barrow (Rob James-Collier), il capo maggiordomo, possa non essere all’altezza del compito. Implora il suo predecessore, l’anziano ma amato Carson (Jim Carter), di intervenire. Quanto al cognato vedovo Tom Branson (Allen Leech), ex autista di famiglia e rivoluzionario irlandese, non oserebbe mai parlare di politica al re e alla regina. O forse sì? Meglio chiarire le cose. “Ci metterò una buona parola”, dice la Contessa Dowager, che pare abbia amici nei piani alti. Eppure anche lei è chiaramente contrariata dal fatto che la regina porti con sé la sua arci nemica Maud Bagshaw (la grande Imelda Staunton), una ricca cugina dei Crawley che intende eliminare Lord Grantham dal suo testamento.

E se non vi sembra che ci sia abbastanza carne al fuoco, date un’occhiata alla situazione dei domestici. La cuoca, Mrs. Patmore (Lesley Nicol), cerca di fare buon viso a cattivo gioco mentre la sua sfacciata giovane aiutante Daisy (Sophie McShera) non crede nel prostrarsi troppo al volere dei reali. Tutti, inclusa l’imperturbabile governante Mrs. Carson (Phyllis Logan), si deprimono un po’ alla scoperta che uno chef e alcuni servitori di Buckingham Palace si trasferiranno alla tenuta per seguire il re e la regina. Come se il personale di Downton fosse incapace, o incassasse questo affronto senza reagire! Segue una rivolta, in particolare quando il cameriere Molesley (Kevin Doyle) affronta i reali a cena. Nel mix c’è anche un tentato omicidio ai danni del Re, che a malapena si percepisce in tutto quel caos.

Gli attori si divertono un mondo. E lo farete anche voi, a meno che non abbiate mai visto un episodio la serie. Downton Abbey sul grande schermo è chiaramente un lavoro di fan service, un prodotto nato per deliziare gli appassionati, ma anche gli irriducibili possono essere infastiditi dalla mancanza di arrosto davanti al fumo elegante del film. Ogni personaggio fa una doverosa apparizione solo per scomparire rapidamente subito dopo, come se i responsabili stessero lì a fare l’appello anziché dare agli interpreti qualcosa di significativo su cui lavorare.

Michelle Dockery e Maggie Smith se la cavano meglio, soprattutto perché, quando si tratta di gestire le cose, Lady Mary sembra un successore naturale della formidabile Contessa. Gli adoratori della monarchia che hanno prodotto il lungometraggio potrebbero non essere riusciti a creare un vero e proprio sequel. Ma, per alcuni brevi momenti, ci hanno riportato a un glamour passato in cui la classe trionfava sulla volgarità e persino il tradimento veniva architettato con gentilezza. Avrebbero potuto fare di peggio.

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