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“Doraemon: Story of Seasons” è il degno gioco del nostro micione preferito

Un sorprendente ritorno nel mondo dei videogiochi per il gatto spaziale che ha una soluzione per tutto. Ma ne avevamo davvero bisogno?

Piano coi commenti: non è il gioco scemo che potrebbe sembrare.

In questo momento tutti stanno per lanciarsi nella folle corsa di Death Stranding o nelle sparatorie senza quartiere del nuovo Call of Duty. I più nostalgici magari hanno preferito Medievil mentre quasi tutti (speriamo) si ricorderanno del fratello più sfigato di Mario, che sta per tornare in Luigi’s Mansion 3. Dura ritagliarsi uno spazio in un contesto così caotico, lo è ancora di più se sei un gatto a forma di 8 che ha avuto un lungo periodo di notorietà negli anni 80 per poi scomparire per un ventennio e tornare con gli stessi amici di prima ma i nomi totalmente cambiati. Stiamo parlando di Doraemon e dei suoi amici Guglia (alias Guglielmo Guglielminetti), Giangi e Zippo. Sì, sappiamo benissimo che ora si chiamano Nobita, Gian, Suneo e compagnia bella, ma per gli ultra-40 il cambiamento è segno di invecchiamento, quindi fate finta di niente e continuate con la lettura.

Un ciuski per ogni cosa

Come sempre la premessa per una delle avventure di Doraemon e soci è totalmente sconclusionata. In questo caso il simpatico gruppetto viene proiettato in un altro mondo dopo il ritrovamento di un misterioso seme, che portato sciaguratamente a casa da Guglia/Nobita diventa un gigantesco albero e provoca una distorsione temporale. Come se non bastasse, il viaggio fa perdere a Doraemon la maggior parte dei suoi ciuski, ovvero gli infiniti, bizzarri oggetti che il gattone porta nascosti nella sua pancia e che nella serie riescono sempre a risolvere i guai in cui puntualmente il gruppo si caccia. I cinque amici scoprono ben presto di non essere soli, poco distante dal luogo in cui sono “atterrati” c’è un villaggio pieno di gente estremamente gentile, che vive una vita semplice in un luogo che sembra uscito da un libro di fiabe. Sole splendente, uccellini che cinguettano, animali amichevoli, fiori ovunque e sorrisi in ogni dove. Spesso un panorama del genere nasconde qualcosa di sinistro ma non in questo caso. Ciò che vi troverete davanti è un’avventura bucolica che purtroppo ha uno sviluppo iniziale di una lentezza disarmante. Di solito i tutorial nei videogiochi durano lo spazio di pochi minuti, in questo caso parliamo invece di quasi due ore in cui tutto vi verrà spiegato nei minimi (e inutili) dettagli. Tra l’altro non stiamo parlando di astrofisica o microchirurgia ma di cose del tipo “raggiungi il luogo x per avviare l’attività y” e via dicendo. Se riuscirete a superare questa prima, soporifera fase le cose fortunatamente miglioreranno.

Doraemon da il titolo al gioco ma in realtà il protagonista centrale rimane Nobita, che nella vecchia serie si chiamava Guglia.

Harvest Moon anyone?

Una volta fatta conoscenza con tutti gli abitanti del villaggio, accarezzate le mucche, salutato le caprette che come Heidi insegna ricambiano sempre ed esplorato i dintorni, Doraemon: Story of Seasons ha finalmente inizio. Il gameplay ricalca molto da vicino quello della serie Harvest Moon, dovrete infatti svolgere una serie di mansioni che spaziano dal casalingo all’agricolo. Sono compiti semplici che vi verranno assegnati dai cittadini che incontrerete e in parte dallo svolgersi stesso della storia. Il buon Nobita è il fulcro del gioco e proprio a lui viene affidato il compito di curare una vera e propria fattoria, occupandosi quindi degli animali da cortile, piantando le giuste verdure in base alla stagione e curando anche il lato estetico della casa… il tutto prestando comunque un occhio alle finanze. Ritmo compassato e una certa ripetitività di fondo fanno di questo gioco un prodotto adatto a chi ama i titoli che in un certo senso vanno avanti “in automatico” senza particolari sussulti ma con un incedere quasi rilassante. Avete presente il bellissimo Stardew Valley? Toglieteci almeno il 60% dei contenuti e avrete un’idea di ciò che vi aspetta in Doraemon: Story of Seasons.

La longevità dell’avventura è notevole, forse anche eccessiva vista la ripetitività di fondo del gameplay.

Gioia visiva

Se ludicamente parlando Doraemon: Story of Seasons non è il massimo della vita per chi aspira a consumare un po’ di adrenalina, visivamente ci troviamo di fronte ad uno dei titoli più accattivanti che ci sia capitato di vedere negli ultimi tempi. In Giappone lo definirebbero “kawaii” in quanto non mette in mostra i muscoli sparando negli occhi del giocatore miliardi di poligoni, ray tracing e via dicendo. Ha invece uno stile del tutto particolare, dovuto ad un filtro utilizzato dagli sviluppatori che fa sembrare ogni schermata simile ad un dipinto su carta di riso. Estremamente valide anche le cutscenes che narrano i punti salienti della trama e che non sfigurerebbero affatto nella serie TV originale. L’ottima cura riposta nella “confezione” del gioco viene solo in minima parte rovinata da alcuni fastidiosi errori di traduzione nei sottotitoli italiani e per alcuni dialoghi assolutamente senza senso che probabilmente sono stati inseriti nelle parti sbagliate del gioco.

Un prodotto chiaramente indirizzato agli amanti della serie, che avranno sicuramente un motivo in più per passare sopra ai numerosi difetti del gioco. Chi invece non ha mai sopportato il faccione di Doraemon e darebbe fuoco a tutti gli Animal Crossing e Harvest Moon del mondo dovrebbe tenersene accuratamente alla larga.

Produttore: Marvelous Inc./Brownies Inc.

Distributore: Bandai Namco Entertainment

Lo puoi giocare su: PC, Switch             

Ottima colonna sonora, varia e puntuale nel sottolineare le fasi di gioco. Purtroppo manca il main theme storico.