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‘Doctor Sleep’, il sequel di ‘Shining’ tormentato dai fantasmi degli horror passati

Bentornati all'Overlook Hotel, per gentile concessione di questo adattamento di Stephen King che deve molto al cult diretto da Kubrick

Ewan McGregor in 'Doctor Sleep'

Foto: Jessica Miglio

Lo sanno tutti che Stephen King ha sempre odiato Shining di Stanley Kubrick, cosa che ha reso difficile per Mike Flanagan ottenere l’approvazione su Doctor Sleep, il bestseller del 2013, sequel della sua grande opera ambientata nell’albergo infestato. Inoltre chi ha letto il romanzo ricorderà che l’autore ha bruciato l’Overlook Hotel, il luogo spaventoso che ha costretto il custode Jack Torrance a cercare di uccidere sua moglie e suo figlio. Flanagan, incoraggiato dal successo di Hill House su Netflix, voleva riportare indietro l’Overlook come se lo era immaginato Kubrick, con il resort spettrale a fare da nucleo del suo adattamento cinematografico. King ha resistito, poi alla fine ha ceduto – e questa è una buona cosa. Perché la ricreazione abbagliante e dettagliata della terribile fuga di Shining ruba ogni scena in cui si trova.

Com’è il resto del film? Buono, King è contento. “Mi è piaciuto molto”, ha detto. Altri pensano che sia un miscuglio. Per cominciare, Flanagan non è un Kubrick. Eppure la sua visione è da brividi, nonostante uno sviluppo troppo lento del personaggio e una lunghezza punitiva di 151 minuti. Vi ricordate di Danny Torrance, il bambino che attraversava i corridoi dell’Overlook, imbattendosi nelle gemelle vestite a festa che sembrano uscite da una foto di Diane Arbus e nella vecchia nuda che marciva nella vasca da bagno della stanza 237?

Beh, Danny non è più un bambino. Interpretato con gli occhi tristi e una resilienza altalenante dal bravissimo Ewan McGregor, Danny è ormai un quarantenne fallito che cerca di soffocare il suo disturbo da stress post-traumatico tra alcol, sesso, risse da bar e una serie di lavori che non riesce a tenersi. Danny, che ora si fa chiamar Dan, si trascina in diversi stati prima di finire nel New Hampshire. È qui che frequenta gli Alcolisti Anonimi guidati dal Dottor John (Bruce Greenwood), incontra uno sponsor comprensivo (Cliff Curtis) e trova lavoro in un ospedale, dove utilizza la ‘luccicanza’ per dare conforto ai pazienti prossimi alla morte (da qui Doctor Sleep, capito?).

Dan infatti ha ancora il suo dono, che gli permette di comunicare telepaticamente con Abra Stone, interpretata dalla talentuosa esordiente Kyliegh Curran. La ragazzina ha poteri psichici che superano di gran lunga quelli di Dan; è lei che lo fa avvicina al Vero Nodo, un culto simile a quello dei vampiri, guidato da Rose Cilindro (la Rebecca Ferguson di Mission: Impossible – Fallout). Rose e i suoi seguaci pensano di poter vivere per sempre uccidendo i bambini con la capacità di ‘luccicare’ e nutrendosi della loro essenza. Una scena, in cui i membri della setta succhiano via il dono a un ragazzino spaventato, è da incubo. Il tema dello sfruttamento dei bambini è al centro anche dell’ultimo bestseller di King – e uno dei suoi migliori libri da anni – The Institute.

Quando la setta mette gli occhi su Abra, Dan agisce e cerca di redimersi. La sua idea è quella di attirare questi mostri sulle Montagne Rocciose del Colorado, dove i fantasmi dell’Overlook potrebbero dare al Vero Nodo un assaggio della sua letalità. “Devo risvegliarlo”, dice Dan dell’Overlook Hotel – che meraviglia terrificante è camminare di nuovo lungo quei corridoi infernali (Tutta la location è stata ricreata minuziosamente in uno studio ad Atlanta, in Georgia, persino la moquette verde e viola, sporca e ammuffita a causa del passare del tempo).

Inoltre Flanagan si appropria delle scene di Shining, con tanto di sosia di Jack Nicholson e ascensori che vomitano sangue. Per fortuna usa anche alcuni dei suoi trucchi per attirare l’attenzione. Doctor Sleep fa troppo affidamento sull’ispirazione presa in prestito e alla fine esaurisce la ‘luccicanza’. Ma questo ibrido tra King e Kubrick, pur con diversi difetti, riesce ancora a tenerci svegli la notte.