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‘Disobedience’, un film sconvolgente tra la carne e lo spirito

Rachel Weisz interpreta una fotografa tornata a Londra nella comunità di ebrei ortodossi da cui si era esiliata, dove ritroverà il suo amore proibito

Tutti sembrano troppo impegnati a guardare gli Avengers, ma vale la pena dare un’occhiata anche a Disobedience – una magia scritta, recitata e diretta splendidamente, così fuori dall’universo Marvel da pensare che i problemi della gente reale siano più interessanti di quelli di un mix di supereroi.

Ronit è un’espatriata inglese che lavora a New York come fotografa. Alcuni anni dopo torna a Londra, nella comunità di ebrei ortodossi da cui si era esiliata, per presenziare al funerale di un padre assente. Nonostante sia la figlia del rabbino locale, viene accolta con freddezza da tutti. Il suo amico d’infanzia Dovid ora è sposato con Esti, una timida insegnante che ai tempi del liceo era l’amante di Ronit, il motivo per cui la protagonista è trattata come un paria. Nel giro di pochi giorni i sentimenti che hanno sepolto iniziano a riemergere, in una comunità religiosa che proibisce ogni contatto fisico prima del matrimonio e i rapporti omosessuali. Così comincia la favola di un amore impossibile, costretto a superare un’atmosfera di repressione che non fa altro che gettare benzina sul fuoco.

Basato sul romanzo del 2006 di Naomi Alderman – Disobedience – il film non indica mai la direzione che andrà a prendere. L’atteggiamento bohémienne di Ronit è una reazione a tutto quello che il padre le ha insegnato, e Rachel Weisz regala una performance sconvolgente. McAdams, invece, è quieta e devastante, una moglie che cerca di misurare cosa perderà se dovesse inseguire il suo cuore. Le due attraversano i loro personaggi così in profondità da farti sentire le loro terminazioni nervose. Lelio, film-maker cileno candidato all’Oscar per Una donna fantastica, lascia che questi sentimenti vivano nel mondo reale, dove l’onestà ha un prezzo. La storia di Nivolo, il marito devoto e intrappolato tra carne e spirito, alla ricerca di risposte che non troverà nella Torah, spezza il cuore.

Disobedience è un film che non predica e non giudica, un mondo che sarebbe leggibile anche senza dialoghi. “Che tu possa vivere a lungo” è una delle frasi ripetute più spesso da questa comunità insulare. Ma per Esti e Ronit l’importante è come si vive, ed è questo a dare al film la sua risonanza. Le scene in cui sono insieme raggiungono un pathos che assomiglia a una coltellata, ma non diventa mai sentimentalismo o farsa. Chi vedrà la traccia sconvolgente lasciata da questo film non smetterà mai di parlarne. E perché dovrebbe? C’è tanto da scoprire, perdendosi in quest’ode trascendentale alla passione. E allora arrendetevi.

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