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‘Dietro i suoi occhi’: come distruggere un buon thriller erotico con un finale senza senso

La nuova miniserie Netflix mantiene alta la tensione (anche sessuale) nei primi episodi, grazie anche alle performance dei tre protagonisti. Ma poi… che ca**o succede?
2.5 / 5

Dietro i suoi occhi, il bestseller di Sarah Pinborough, è stato promosso con l’hashtag #WTFThatEnding (“Ma che cazzo di finale”, ndt), che può essere interpretato in due modi: un’esca per suggerire ai potenziali lettori che si sarebbero trovati di fronte a una conclusione inaspettata, oppure un avvertimento del fatto che, una volta finito il libro, lo avrebbero voluto lanciare contro il muro. Non ho letto il romanzo di Pinborough, e ho scoperto dell’esistenza dell’hashtag solo dopo aver visto i sei episodi della nuova miniserie Netflix. Mi dispiace dover ammettere che la mia reazione è stata la seconda.

Il motivo è che Dietro i suoi occhi è una buona serie, ma solo finché non si lancia in sviluppi del tutto assurdi. Adattata da Steve Lightfoot e Angela LaManna, la serie inizia nel territorio assai familiare del thriller erotico con al centro un triangolo sentimentale. Louise (Simona Brown) è una madre single inglese che lavora part-time nello studio di uno psichiatra. Una sera che è da sola al pub incontra un affascinante sconosciuto, che però se ne va proprio quando le cose sembrano prendere una piega più intima. L’uomo è, ovviamente, sposato; e, peggio ancora, è il nuovo capo di Louise, David (Tom Bateman), appena arrivato in città con la sua bella e schizofrenica moglie, Adele (Eve Hewson). Prima che Louise capisca che è meglio fermarsi, va a letto con David e fa amicizia con Adele, convinta che potrà gestire entrambe le relazioni senza che nessuno la scoprirà. «Sembra che tu li stia fottendo entrambi», le dice una vecchia amica, la quale pensa che Louise si stia facendo coinvolgere troppo dalla coppia.

Tutto ciò è messo in scena in maniera convenzionale ma accurata grazie anche alle tre performance principali, che ti conquistano anche se ciascuno dei personaggi si comporta di merda. Hewson (The Knick), che ha un grande carica magnetica, è caratterizzata con un caschetto nero e uno chicchissimo guardaroba perlopiù bianco, ad accentuare il potere che Adele esercita sia sul marito sia sulla nuova amica, anche se naturalmente è un pericolo per entrambi. (C’è una scena in cui urla «Vaffanculo!» per così tanto tempo da trasformare quella parola quasi in un’aria da opera lirica: è eccezionale.) Lightfoot e LaManna (che avevano già lavorato insieme in Hannibal e The Punisher) sanno come orchestrare brillantemente e plausibilmente il gioco per disorientare il loro pubblico: ognuno dei tre protagonisti può essere la vittima o il carnefice, a seconda del momento della vicenda in cui ci troviamo. I primi capitoli sono intriganti e inquietanti.

Ma poi? Be’, poi Dietro i suoi occhi diventa una storia totalmente diversa, molto più stupida di quanto avremmo immaginato. È difficile parlarne senza spoilerare quel ma-che-cazzo-di-finale, ma pure rivelare agli spettatori che si troveranno di fronte a quel tipo di narrazione in cui tutto dipende da un twist improvviso – più di uno, per la verità – non basta a prepararli a quel che accade. Potrà andar bene a quelli che, dai prodotti di intrattenimento come questo, vogliono solo essere sorpresi; molto meno a quelli che, da queste sorprese, pretendono un po’ di coerenza o attendibilità rispetto alla storia. Tutto quello che posso dire è: Louise e Adele sono legate dalla coincidenza di soffrire entrambe di incubi notturni. Adele promette di insegnare a Louise un metodo per controllare i suoi sogni; ma la soluzione proposta da Adele farà varcare i confini del soprannaturale, fino a far prendere all’intera storia quella direzione.

Se realizzato in modo intelligente, questo saltare da un genere all’altro potrebbe essere pure divertente. Ma Dietro i suoi occhi è più interessato a twist fini a sé stessi che a tenere insieme tutti i pezzi. È come se tutti i personaggi si fossero annoiati davanti alla loro stessa storia, e avessero deciso a metà strada di fare una brusca sterzata. Anche se, per quanto mi riguarda, amo più la fantascienza del thriller erotico, ero molto più interessato a osservare le relazioni fra i tre protagonisti che a cercare di comprendere le forze oscure che li governano.

Il migliore dei colpi di scena finali cambia l’intero significato della storia. Da un certo punto di vista, la conclusione ridicola di Dietro i suoi occhi giustifica tutto quello che era avvenuto prima; ma, al posto di aggiungere profondità, fa in realtà perdere senso all’intera narrazione. Che cazzo di finale, veramente.

Da Rolling Stone USA

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