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Date un premio letterario a Carl Brave

È uscito "Notti Brave", il disco solista del neo romantico della smartphone reality, condito dalla solita coolness e da inedite collaborazioni

Carl Brave al suo esordio solista "Notti Brave"

Potevamo passare un’estate senza la colonna sonora per le nostre session di birrette e tramonti, languori e whatsapp, “prese bene” e “prese male”? Tornano i cantastorie pop più fichi d’Italia, anzi a sto giro c’è Carlo in vacanza da Franco, ma con un botto di amici.

La formula, quella maggica che li ha portati a un tour sold out, è la stessa: dolci basi killer con fiati, chitarre e tastiere gommose a sonorizzare il racconto del contemporaneo, il neo romanticismo della smartphone reality nostrana. Il tutto con la solita coolness dell’autotune strascicato, il fiuto della hit, la slang poetry – ovvero i “marchi di fabbrica” dai tempi di Polaroid – con l’aggiunta (novità!) di featuring importanti: il ritornello di Giorgio Poi in Camel Blu è già culto, la Michielin e Fibra in Fotografia mettono giù quello che sarà uno dei pezzi dell’estate e fanno la differenza pure il contraltare lombardo di Frah Quintale in Chapeau e il flow felpato di Pretty Solero in E10. Senza dimenticare le curatissime basi (citazione di merito per gli arpeggi acustici in loop di Pub Crawl e Malibu), Carl Brave cresce in scrittura pezzo dopo pezzo.

A provarcelo le tracce che aprono e chiudono il disco: Professoré è un ispiratissimo affresco della vita tra i banchi di scuola con trovate letterarie tra il meme e l’haiku (“sotto quintali di Goleador/mi perdo in un festino hardcore a Roma Nord” e per finire in poesia “Ti facevo uno squilletto per dirti ti penso/ma è durato un mesetto il nostro amore immenso/m’hai lasciato con un biglietto ho fatto canestro nel secchio/mi manca il ferro dei tuoi baci all’apparecchio”): la chiusura dell’album invece è affidata a un’elegia pop per il cane, Accuccia, per chitarra da stornello e voce rotta (“te ne sei andato via per una zanzara/una zozzona, la pagherà cara/ho pianto lacrime amare/era solo un cane/il mio cane”).

Dopo il Pulitzer a Kendrick, un premio Campiello a Carletto ci starebbe.

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