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Courtney Barnett, il secondo album è un brutto déjà vu

Se il suo esordio aveva un'aura da cameretta affascinante, il secondo album 'Tell Me How You Really Feel' sembra la versione depotenziata di una band anni '90

Ero un po’ perplessa per il fenomeno che si è scatenato intorno al disco di esordio di Courtney Barnett e arrivata ora al secondo album, mi viene il sospetto che sia veramente un’artista sopravvalutata. A meno che non abbiate in programma di passare l’estate in camper viaggiando per l’Australia, non vedo perché dovrebbe venirvi voglia di mettere su Tell Me How You Really Feel.

Se il primo disco aveva quell’aura da cameretta – arrangiamenti sporchi e un songwriting intimo-ironico – che sembrava ispirare una certa originalità (vabbè, anche su quello avrei un po’ da ridire), i nuovi pezzi riecheggiano la versione depotenziata di una band anni ’90, con un sound talmente sentito e insieme indefinito – insomma un generone anni ‘90 – che a sto punto direi di andarvi a ripescare un album delle Hole e magari ridare una seconda chance alla Love, se proprio dovete scegliere una Courtney.

Anche la causticità poetica degli esordi si fa più pedante, unita a immagini e rime al limite del fastidio: “take your broken heart / turn it into art”. Le tre stellette sono per il viaggio in camper.

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