Rolling Stone Italia

Con ‘The Shape of Water’ Guillermo del Toro è tornato

Il regista messicano rispolvera il monster movie e lo trasforma in una bellissima storia d'amore
5 / 5

Guillermo Del Toro è tornato. Dopo qualche passo falso (e ci fa male dirlo Guillermo) il regista messicano con The Shape of Water ha ritrovato il suo tocco: quello che racconta l’oggi con la visionarietà delle favole, che mescola la storia con la fantasia. E l’inquietudine, in questo caso, con il romanticismo.

La sua eroina si chiama Elisa ed è una sorta di Amélie muta, una Cenerentola della Guerra Fredda che si è costruita una vita su misura in un appartamentino sopra a un cinema (guarda caso). Lavora di notte come donna delle pulizie in una struttura governativa top secret e il suo piccolo mondo si illumina all’improvviso quando in questo bunker arriva una creatura marina, una sorta di uomo-pesce che di colpo la fa sentire meno diversa. E meno sola.

Ma l’intesa tra la Bella e Il mostro della laguna nera è tutt’altro che mentale: c’è la passione, quella vera, e il sesso, quello che un po’ fa tenerezza e un po’ disturba. L’incantevole Sally Hawkins, clamorosamente ancora troppo sottovalutata da Hollywood, sparisce nella sua Elisa (e diventa una delle favorite alla coppa Volpi, o almeno lo speriamo) supportata da due spalle di lusso come Octavia Spencer e Richard Jenkins. E poi un immenso (e sadico) Michael Shannon, nei panni del capo della sicurezza, incarna il lato peggiore del sogno americano: quello dell’onnipotenza.

Guillermo del Toro riesce a farci sentire l’umidità sulla pelle ed è capace di accompagnarci con la camera a fluttuare attraverso il film, sulle sfumature di una fotografia verde e con una pennellata del gotico di Tim Burton. La colonna sonora del premio Oscar Alexander Desplat amplifica emozioni e sensazioni e, quando meno te lo aspetti, i colori si asciugano e tutto si scioglie in una canzone, You’ll Never Know (Just How Much I Love You), per un numero in bianco e nero alla Cappello a cilindro, dove la protagonista non solo parla, ma addirittura canta.

Se La La Land l’anno scorso ci aveva fatto innamorare di nuovo del musical, anche Del Toro va indietro nel tempo, rispolvera il monster movie (mostro a chi? L’uomo-pesce è di gran lunga più umano degli umani che lo vogliono sezionare) e lo trasforma in una bellissima storia d’amore. E pure se non siete convinti che The Shape of Water sia il suo film migliore, di certo troverà un posto speciale nel vostro cuore, proprio come la creatura in quello di Elisa e il cinema in quello di Guillermo. Anche se magari siete dei duri e non lo ammettete.

Iscriviti