Pop X, la recensione del nuovo album ‘Musica per noi’ | Rolling Stone Italia
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Ci meritiamo Pop X

Tra trans, vecchi laidi, Isis e sostituzione etnica, il super freak di casa Bomba Dischi si spinge ancora più in là nel suo viaggio allucinante nell’inconscio italiano

Nuovo album, altro giro. Pop X continua come se niente fosse il suo progetto di viaggio allucinante nell’inconscio italiano con i bau bau (e i pissi pissi): trans, negri, vecchi laidi, albanesi, rumeni, cinesi, suprematismo, Isis, terrorismo, invasione, sostituzione etnica, vecchiaia, yogurt, africani/cani.

Molte maschere regionali, ultima frontiera del sovranismo da bar: cantata in veneto Teke Kaki, in napoletano storpiato da un veneto Orci dentali, in italiano low cost Chiamalo negra. Le voci ventriloque dall’autotune – una specie di imitazione balorda di Coez tipo film horror. Elettropop balcanico standard. Popper il filosofo ci ammoniva nel secolo scorso che la televisione è cattiva maestra. E tutti a ripetere: che palle. Giustamente. Pop X, il cantautore che è figlio (o nipote?) della televisione, ma forse anche un po’ del filosofo – col nome che si ritrova – ce lo meritiamo e stop. Non è Bello Figo. Nemmeno una puntata di Dalla vostra parte di Rete4. Al secondo album e con l’aria che tira, pure il candore prepolitico degli Squallor è diventato difficile da riesumare e imitare.

Il primo album di Pop X giocava con l’evanescenza del Soggetto della canzonetta. Questo ha le idee molto chiare in merito: “Sono Lorenzo Jovanotti e dico quello che penso / Quando penso meglio che non dico quello che faccio”. Incontriamo infatti una specie di Pinocchio che assomiglia molto a Gué Pequeno in Morti dietro: “Prendo la valigia che contiene la ben- zina / premo l’acceleratore e poi metto la prima”. Sai già come va a finire: “Guida piano piano / e fa saltare una moschea”. Iperrealismo.

Musica per noi si occupa sporadicamente dell’Io. Preferisce il Noi. Noi, sembra dirci Pop X, siamo come quei pensionati emigrati in Bulgaria per campare meglio e scopare di più. Spinti da un misto di a) desiderio di mangiare le bambine b) coltivare le proprie paure ancestrali-sessuali a proposito di trans e negri. “Siamo battiti animali, siamo porci senza ali”. Più tutto il non detto nel dibattito (agghiacciante) sullo ius soli. Chi siamo? Dove andiamo? E perché?

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