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‘Che fine ha fatto Bernadette?’, e dov’è finito Linklater

Il regista di 'Boyhood' dirige Cate Blanchett in un film sulla maternità e la riscoperta di se stesse. A cui però manca l'anima incandescente del romanzo da cui è tratto

Foto: Wilson Webb / Annapurna Pictures

Richard Linklater ha già dimostrato di essere un indagatore esperto dello spinoso tema della maternità – basti pensare alla complessità della performance di Patricia Arquette in Boyhood, che ha fatto vincere all’attrice un premio Oscar. L’adattamento dello spericolato bestseller del 2012 firmato da Maria Semple, che racconta la storia di un’architetta di nome Bernadette Fox, sembra un logico passo avanti sulla strada tortuosa della maternità. La protagonista è la vincitrice del premio MacArthur, riservato ai geni del design, per aver creato la 20-Mile House, una villa interamente costruita con materiali trovati nel raggio di 20 miglia. Ma quando un imprenditore compra l’edificio e lo fa radere al suolo, Bernadette, ridotta anche lei in pezzi, si trasferisce a Seattle, un posto che detesta, per vivere da reclusa accanto al marito “star” della Microsoft e alla loro figlia adolescente. La scrittrice aveva costruito il suo romanzo attraverso finte lettere, email, sms, ritagli di giornale, e i report della polizia che seguivano la scomparsa di Bernadette.

Dov’è andata? È questo il cuore del libro e del film. E Linklater, che aveva raggiunto la perfezione raccontando l’andamento caotico di una relazione nella cosiddetta trilogia del “Prima” – Prima dell’alba nel 1985, Before Sunset – Prima del tramonto nel 2004 e Before Midnight nel 2013 – non era forse la scelta ideale per portare il romanzo sullo schermo, considerata tutta la sua folle vitalità?

Non così tanto, come risulta alla fine. Che fine ha fatto Bernadette?, con l’esitante sceneggiatura di Linklater, Holly Gent e Vincent Palmo Jr., riduce il libro a una prova generale che non prende mai il volo. Cate Blanchett interpreta Bernadette con l’eleganza e l’ironia consuete, ma la sua eroina sembra avere le ali tarpate. Le trovate narrative del libro sembrano affossate: il marito di Bernadette, Elgin (Billy Crudup), un traditore egoista nel racconto di Semple, sullo schermo è un uomo dal cuore d’oro che fa sempre la cosa giusta. Le scene più vivaci sono quelle tra Bernadette e sua figlia Bee (una magnifica Emma Nelson), di fatto la migliore – se non l’unica – amica di sua madre. È la stessa Bee, prima di trasferirsi al college in Connecticut, a proporre ai genitori di fare un viaggio di famiglia. La ragazza sta studiando Shackleton (un esploratore inglese, ndt) a scuola e pensa che l’Antartide, tra tutti i luoghi del mondo, potrà dare un nuovo slancio alla monotona vita di sua madre.

In realtà, Bernadette è sull’orlo di una crisi di nervi, culminata nel litigio con la snobbissima vicina di casa (Kristen Wiig) che la accusa ingiustamente di averle schiacciato un piede con la ruota dell’automobile. Peggio ancora: la nostra ragazza di periferia ha disastrosamente investito tutte le sue finanze (e la sua vita) a Manjula, un’assistente virtuale che si rivelerà essere molto sinistra. È in quel momento che Elgin contatta una psicoterapeuta (Judy Greer), provocando in Bernadette la voglia di fuggire verso una nuova vita, lasciando la sua famiglia alle spalle.

Il conflitto esploderà proprio in Antartide, dove la famiglia di Bernadette andrà a cercarla. Il viaggio attraverso i perigliosi mari del canale di Drake rappresenta simbolicamente quello nell’interiorità della protagonista. Ma il trattamento fin troppo pacato della crisi di Bernadette da parte di Linklater non lascia dubbi sul fatto che tutto si risolverà in una tranquilla crociera senza burrasche. Il regista, nella vita padre di tre figlie, ha dichiarato che considera il film “un intenso ritratto della maternità”, ed è semplicemente troppo bravo in quello che fa per non mostrare la sua anima creativa. Ma manca qualcosa di fondamentale. Il libro di Semple parla anche dei danni che può provocare a una donna l’aver rinunciato alla propria carriera – danni inflitti non solo a se stessa, ma anche a suo marito, a sua figlia, ai vicini, a tutti coloro con cui entra in contatto. La sua rovina umana è trattata in modo fin troppo sbrigativa da un film che trasforma l’incandescente e indiavolato personaggio di Bernadette in ciò che lei odia di più al mondo: l’essere convenzionale.

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