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‘Cats’, l’adattamento del musical di Broadway sembra uscito da una lettiera per gatti

Questo disastroso tentativo di portare sullo schermo il musical di Andrew Lloyd Webber non dovrebbe mai capitare a un cane

Taylor Swift in 'Cats'

Attenzione, spettatori alla ricerca del peggior film dell’anno: abbiamo un vincitore. Cats arriva al cinema e segna facilmente il fondo del barile di questa stagione – e probabilmente del decennio. Perfino Transformers, la trilogia trash di Michael Bay, non può reggere il confronto. Che è successo?

La produzione teatrale di Cats – con musiche di Andrew Lloyd Webber e testi del poeta T.S. Eliot – non era un successone di premi, pubblico e critica in tutto il mondo? Già, lo era. Ma in questa terribile versione all-star per il grande schermo, diretta da Tom Hooper (Il discorso del re, Les Misérables), tutto ciò che dovrebbe funzionare va invece terribilmente storto. Il trailer aveva scioccato il web, ma il film è molto, molto peggio.

Girato in un teatro di posa per suggerire una brutta festa di Halloween a tema felino, il film – come lo spettacolo – è basato sull’amatissima raccolta di poesie del 1939 di Eliot, Old Possum’s Book of Practical Cats. Nella notte londinese, una tribù di gatti (i Jellicles) che vive in uno sfasciacarrozze, organizza un talent show per dimostrare il proprio valore al giudice capo, Old Deuteronomy (Judi Dench, una Dame che meritava di meglio). Il premio? Il felino prescelto ascenderà al paradiso dei gatti, noto come Heaviside Layer, e rinascerà a vita migliore, dove forse nessuno sarà mai costretto a stare seduto a guardare tutto il film.

Il talento viene sprecato per tutto il tempo: c’è Sir Ian McKellan nei panni di Gus the Theater Cat, che canta della sua giovinezza perduta; Idris Elba nel ruolo di Macavity, mostro di depravazione, mentre Taylor Swift – povera – è Bombalurina, sua partner in crime. Hooper intrappola gli attori in una bolla senz’aria e senza vita che non dà spazio per respirare, figuriamoci per sviluppare un personaggio. E li copre invece di pelliccia digitale e trucco bizzarro con risultati disastrosi.

Il numero iniziale, in cui la parola “Jellicle” viene ripetuta fino a quando non si desidera piangere e chiedere pietà, fa da avvertimento per la punizione a venire. Jennifer Hudson, premio Oscar per Dreamgirls, è la migliore a fingere di essere in qualche modo interessante. Questo è recitare! Nei panni dell’affascinante gattina di mezz’età Grizabella, Hudson si fa quasi scoppiare un polmone per l’unica canzone memorabile dello spettacolo, Memory. Ma se volete ascoltare una versione gloriosa, che renda davvero giustizia a questo classicone, cercate quella di Betty Buckley: ha vinto un Tony (l’Oscar del teatro, ndt) per la sua performance a Broadway. La sua esecuzione immortale resta davvero impressa nella memoria.

Vorrete sicuramente dimenticare tutto il resto. È toccato al genio di Hamilton Andy Blankenbuehler adattare le coreografie di Gillian Lynne per lo schermo. E il suo lavoro potrà anche essere impressionante, ma non lo sapremo mai a causa della maniacalità con cui Hooper continua a passare da campi lunghi a piani medi fino a primi piani, in modo che l’occhio non possa mai vedere un intero corpo in movimento.

Per dare forma narrativa a uno spettacolo che non ne ha, il regista e il suo co-sceneggiatore Lee Hall hanno aggiunto un nuovo personaggio: Victoria, interpretata dalla ballerina Francesca Hayward, che guida lo spettatore tra i vari habitat dei gatti, da Trafalgar Square alla ferrovia. Lloyd Webber ha anche incluso una nuova canzone, Beautiful Ghosts, mettendo da parte i versi già esistenti di Eliot per collaborare con un’altra T.S. (Taylor Swift, ndt). La canzone, pensata per esaltare Memory e forse addirittura migliorarla, fallisce in entrambi i casi. Ci dispiace, Miss Swift.

E così siamo abbandonati a un film in cui star assortite si prendono la scena giusto il tempo del loro numero e poi svaniscono. C’è Rebel Wilson, alias Jennyanydots, che balla con le blatte. E James Corden, che gigioneggia senza freni nel ruolo di Bustopher Jones, il gatto insaziabile. E guardate! C’è pure Jason Derulo che fa il vanesio Rum Tum Tugger. La meno nota Laurie Davidson interpreta il magico Mister Mistoffelees e il suo numero è – udite udite – passabile. Ma è un attimo molto fugace.

Ci auguriamo che l’estenuante noia di Cats valga almeno come metro di misura per tutti i futuri adattamenti dei musical di Broadway, che sicuramente si impegneranno a non eguagliare questo orrore senza precedenti. Nella sua premiatissima pièce Angels in America, Tony Kushner ha messo una scena in cui lo stronzissimo avvocato Roy Cohn adula al telefono un cliente che vuole i biglietti per uno spettacolo di Broadway. Quando l’interlocutore gli dice che si tratta di Cats, Cohn si caccia due dita in gola e finge di vomitare. Lo stesso gesto sarà stato replicato da tutti quelli che si sono dovuti sorbire questa débâcle sul grande schermo. Speriamo che un simile disastro di film non capiti mai a un cane.