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Cate Le Bon, ‘Reward’ è un magnifico esercizio di solitudine

Scritto tra le montagne dove si rifugiavano Wordsworth e i poeti del lago, il quinto album della cantautrice gallese è il perfetto punto d’incontro tra pop d’autore e art déco

Cate Le Bon

Foto: Ivana Kličković

Nell’aprile del 2017, Cate Le Bon si è trasferita nel Lake District di Cumbria, in Inghilterra, in totale solitudine. Si è rifugiata lì per un anno, imparando a costruire mobili dal nulla e, contemporaneamente, scrivendo ballate introspettive su un vecchio pianoforte. Reward, il suo quinto album, è il risultato di questo isolamento – dieci canzoni eterogenee, arrangiate con delicatezza e accompagnate dalla voce profonda della cantautrice, e dai suoi testi concisi e surreali.

In Miami, brano d’apertura, la synth guitar e il sassofono danzano insieme per descrivere una città beata nell’art déco. “Never be the same again / No way / Falling skies and people are bored”, canta Le Bon di questo posto così lontano da casa. I singoli Daylight Matters e Home to You illuminano il disco con la loro leggerezza, ma il testo della prima suggerisce una realtà crudele: “I love you”, canta Le Bon, “but you’re not here”.

Gran parte dell’album, però, è saldamente ancorata all’avanguardia, Le Bon entra in punta di piedi in strutture armoniche oscure e caotiche. Mother’s Mother’s Magazines evoca la seducente stranezza di What in the World di David Bowie, mentre Here It Comes Again è una danza stravagante di percussioni e chitarre spiazzanti. “I borrowed love from carnivals”, canta. “Half draped eyes in a liquid night / I fall apart when you do”.

Magnificent Gestures, un brano eccezionale con Kurt Vile alla voce, è un viaggio psichedelico dritto verso gli orizzonti dell’art-pop. Il piano soffuso di Sad Nudes ricorda Love is Not Love, una delle canzoni più belle di Crab Day. Ma è difficile tornare ai vecchi album di Le Bon: grazie a una strumentazione più ricca e una scrittura sognante, Reward è il suo album più riuscito.

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