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‘Buttiamo giù l’uomo’ è una black comedy sul matriarcato travestita da thriller

Due giovani donne, un crimine, una piccola comunità del New England e una caratterista straordinaria (parola di BoJack Horseman): Margo Martindale. Su Amazon Prime Video

Morgan Saylor, Priscilla Lowe e Margo Martindale in 'Buttiamo giù l'uomo'

Foto: Amazon Studios

Easter Cove è una pittoresca cittadina portuale del genere che contrappunta le coste del Nordest degli Stati Uniti, nonché il teatro in cui si muove la solita comunità di pescatori, vedove e, al massimo, due o tre ubriaconi rincoglioniti. Quel tipo di posto che può sembrare al tempo stesso accogliente o claustrofobico: per Mary Beth Connolly (la Morgan Saylor di Homeland), decisamente la seconda delle due. Il suo sogno è andare all’Università del Maine l’anno successivo, un progetto che ha già rinviato per potersi prendere cura della madre malata terminale e occuparsi dell’alimentari di famiglia insieme alla sorella Priscilla (Sophie Lowe). «Sarai felice di aver messo la famiglia al primo posto», le dice una delle componenti del trio di impiccione (interpretato da Annette O’Toole, June Squib e dalla Marceline Hugot di 30 Rock) al funerale della madre. Mary Beth, tuttavia, si sente sempre più in trappola. E il fatto che le sorelle potrebbero perdere la casa di certo non aiuta.

È per questo che si presenta sbronza in un bar con ancora addosso il vestito nero del funerale, per poi ritrovarsi nell’auto di un ragazzo del luogo (Ebon-Moss Bachrach) chiaramente portatore di cattivi presagi e, infine, dopo una serie di varie circostanze, con in mano un arpione insanguinato. E così Mary Beth finisce in possesso di un cadavere e della borsa col malloppo, evento piuttosto prevedibile in gialli come questo. Ci sono tutti gli estremi per pensare che Buttiamo giù l’uomo, opera prima di Bridget Savage Cole e Danielle Krudy, prenderà la stessa strada già battuta da molti altri: brave persone che prendono pessime decisioni. Tutto va a puttane, ma dentro un delizioso cestino di vimini. Quello che sembra “a simple plan” (un semplice piano, ndt) è destinato a diventare una nuova versione di A Simple Plan (il titolo originale del film Soldi sporchi di Sam Raimi, ndt).

Onore al duo di registe per non essersi lanciate in mille sottotrame diverse, e avere anzi fatto di quello snodo narrativo il focus principale del film, anche se talvolta vorresti un racconto più lineare e spedito: avrebbe reso quel che accade in questo noir a sfondo New England un po’ più chiaro, mentre procede verso la sua conclusione. Ma a Cole e Krudy preme qualcosa di più della semplice discesa verso gli inferi in cui sono coinvolte le due sorelle. Sono più interessate al “dove” e al “perché” dell’intera vicenda, il che le porta ad allargare il raggio d’azione. Non si spiegherebbero altrimenti i piccoli tocchi come il “coro greco” di pescatori che intona canti marinari, trasformando i dettagli così “localmente” precisi in qualcosa di più mitico e universale. Né la vera figura al centro della storia.

Il suo nome è Enid Nora Develin, è interpretata da Margo Martindale (pardon: la caratterista Margo Martindale) ed è superfluo dire che questa premiatissima attrice è l’arma (non così) segreta del film. Enid è una vecchia amica della madre delle due ragazze e pure la reietta del villaggio: gestisce un bordello, e dunque rappresenta il peccato originale dell’intera comunità. La defunta signora Connelly era colei che impediva alle altre tre megere di lasciare Enid a se stessa; ora che l’amica se n’è andata, questa emancipata imprenditrice è nel loro mirino. Quando una delle ragazze che lavorano nella sua casa d’appuntamenti viene letteralmente pescata dalle acque della baia, il bersaglio puntato su di lei si fa sentire ancora minaccioso. La donna, inoltre, potrebbe essere connessa anche a ciò che sta succedendo alle due ragazze di casa Connelly. Martindale non solo dà spessore all’arco psicologico della sua regina criminale di provincia, ma usa il personaggio come scusa per rubare qualsiasi scena in cui appare. Tanto che stai lì a chiederti dove sia finita la sua sciattissima ed energica presenza, ogni volta che non la vedi sullo schermo. Tutto ciò crea uno squilibrio che il film non sempre sa raddrizzare.

Intrecciando queste due metà – e aggiungendo, per sicurezza, pure un giovane poliziotto ficcanaso (Will Brittain) e una sospettosa “dipendente” di Enid (la Gayle Rankin di GLOW) –, Buttiamo giù l’uomo conferma la teoria secondo cui dietro la rispettabile facciata di ogni piccola comunità si nascondono incalcolabili segreti. Non è una novità, specialmente quando si tratta di thriller. Ma c’è qualcos’altro dietro l’omicidio, i soldi e tutti i pericoli del caso. Non ci sono solo due storie parallele in questo film, ma due concezioni totalmente diverse del mondo, una delle quali si prende bellamente gioco di tutti i vecchi cliché del genere. È quella che riguarda il modo in cui ciascuna comunità considera le sue abitanti donne; e il fatto che il matriarcato sia l’unica cosa capace di mettere ordine in queste comunità medesime. Puntate la vostra attenzione su questo, e allora capirete come Cole e Krudy abbiano usato tutti gli elementi del genere noir come una semplice copertura. Tenetelo bene in mente. Insieme al fatto che la gente di provincia sa sempre come proteggere se stessa.

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